Noi non ne sappiamo nulla. Ma è il fatto che il drappello non si è mosso; non intende muoversi verso la frontiera nord-ovest.

Pare che non intenda muoversi nemmeno verso la frontiera nord-est. Anzi per questo fatto molti in Italia confidano che il Kaiser, se le cose andranno bene, farà a noi un bel cadò.

Ma forse sono speranze eccessive.

* * *

Guglielmo II, il Kaiser, l'imperatore di Germania! Io cerco di formarmi un'imagine e non ci riesco. Che cosa era prima della guerra, per noi, Guglielmo II? Un personaggio eminentemente teatrale: una specie di Lohengrin con certe pose eroiche e medievali, che urtavano tremendamente i nervi alle nostre democrazie, specie quando minacciava di radere al suolo la rocca forte del Socialismo: però simpatico: Guglielmone! Guglielmone, ecco! diceva tutto. Impossibile però era per noi prenderlo sul serio! Quei discorsi imprudenti che, subito, un qualche gravissimo personaggio della Dieta germanica si affrettava a mettere in sordina, quel Dio terribile in capo linea di tutte le falangi delle sue concioni militari, era qualcosa che faceva sorridere la nostra borghesia: la nostra democrazia mai avrebbe tollerato un simile principe. Ci voleva tutta la sancta simplicitas dei Germani! Ammirava egli, il Kaiser, i nostri diroccati castelli imperiali, ricordo degli Ottoni, degli Hohenstaufen? Ma noi, potendo glieli avremmo ben spediti tutti per pacco postale in Germania!

«Badate però — dicevano molti — che sotto quella teatralità si nasconde un omarino che sa lavorare molto bene gli affari del suo paese».

Questo personaggio, ora, improvvisamente, è balzato dal palco scenico nella più tragica realtà. La rocca forte della social-democrazia non l'ha abbattuta, ma più semplicemente: su di essa ha inalberato, piantato il gonfalone imperiale con lo stemma del Santo augello dantesco. Tutti ne sono impensieriti. Egli è diventato, d'improvviso, Attila, Alarico. Ha deposto la spada d'argento di Lohengrin: ha brandito il martello del dio Thor, ha detto: Picchiate sodo! Tutti ne sono impensieriti! V'è chi pensa al «gran seggio» dantesco.

Come sarà domani quest'uomo nella storia? Certo Lohengrin non sarà più!

Oh, Imperatore! Quando voi dichiaraste la guerra, avevate un bel atout nel vostro gioco. Potevate sostenere la causa dell'ordine, della disciplina, ecc. ecc. contro le demagogie occidentali.

Anche fosse stata una finzione, che importa! La parola è stata data anche per fingere! Ma dire brutalmente come voi avete detto che il mondo deve essere germanizzato, e far seguire una simile dichiarazione da atti di guerra che per usare un termine riguardoso, diremo primordiali, è stato un disastro! Almeno fra noi! Quale ne fu la conseguenza? Anche i più mansueti conigli nostrani a cui le autoritarie vostre parole, o Imperatore, scendevano come rugiada al cespite, temono nel timore, oggi, di finire in fricassea: si fanno coraggio, e non vi sono più molto amici. Ah, non per questo è preparato il «gran seggio»!