In quella occasione sento per la prima volta la vocina della signorina Oretta:

— Sì, mamà, — e levò dalla tasca del grembialetto un foglio piegato in quattro, e mi porse la lista degli oggetti casalinghi consegnati, oggi, ventisei maggio, al signor....

[pg!127] — Ci manca il nome che non lo sapevo.

— Cavalier Ginetto Sconer.

È un po' mortificata.

Il mio sguardo penetrante passa dalla lista degli oggetti casalinghi, bicchieri, piatti, posate, alla lista del di lei volto: capelli, naso, bocca, ecc.

Ma ella non resiste a lungo al mio esame: i suoi occhi devono essere di quelli secondo la prescrizione del dottor Pertusius perchè si turbano subito, e dice:

— Scusi bene, se non è scritto bene....

— Oh, benissimo. Bicchieri, piatti, posate.

Certo non è quella scrittura vibrante delle signorine della buona società: è una scritturina come lei, e anche la voce è come lei: una tranquilla cantilena, un po' provinciale. Il volto è regolare, anche troppo, perchè non ha nessuno di quei motivi decorativi su cui il desiderio si impiglia. È così liscio che anzi il desiderio vi scivola. Gli occhi non hanno specialità: due semplici occhi! Il petto non offre rilievi visibili: ma certamente si formerà, perchè la madre autorizza le più lusinghiere speranze.