— Lei ha l'automobile?
— Ma certamente.
È curioso ed è lusinghiero: per questi piccoli borghesi sentir dire «la mia automobile» è come sentir dire «io sono conte». E quando poi i sassolini del vialetto hanno scricchiolato sotto le gomme della mia limousine, constato una profonda impressione.
L'avvocato aveva fatto sgombrare, in fretta e furia, una rimessa, dove la mia automobile entrò a pena a pena.
Vedo la signora che fa due occhi, stringe le labbra in giù; e l'avvocato dice: — Perbacco!
Anche la signorina Oretta guarda la mia automobile.
— Come è bella, è vero, papà?
— Diciotto-ventiquattro HP, signorina — dico io — nuovo modello, messa in moto automatica, illuminazione elettrica.
La signora mi domandò come ho dormito. Volevo rispondere: «Letto molto sconquassato». Ma vi sostituisco l'affare della gatta.
— Già — mi dice l'avvocato — hanno portato via tutto; e ci hanno lasciato i gatti.