— Veramente.... — cominciò l'avvocato.
— No, no, no! — interruppe madama Caramella.
Dopo i quali tre no, si capisce che non è più ammissibile il sì.
[XX. — ENTRO IN INTIMITÀ.]
— Lei però, signorina, — domandai — ci sarebbe venuta volontieri a Milano. Parigi in piccolo. — Vedere un po' di gran mondo....
— Mamà ha detto di no.
— Certo: sempre quello che vuole papà e mamà. Mamà però esagera: è stata troppo intransigente con le belle signore di Milano. Sua madre, mi permetta, non tiene abbastanza conto dei diritti della bellezza.
Mi spiego: e tengo alla signorina Oretta questo [pg!149] elegante discorso: — Imagina lei, signorina, che cosa sarebbe il mondo senza la visione della bellezza? E che cosa è la bellezza? È la visione del gentil sesso. E perciò si capisce il culto della bellezza, e anche il raffinamento della medesima. Del resto, quest'opera di raffinamento si compie per tutti i prodotti naturali. Permetta che io approfitti di un esempio che lei stessa mi offre.
La signorina Oretta coi grossi ferri da calza, stava — sotto la pergola — lavorando un grosso calzettone da un grosso gomitolo.
— Se io con questa calza ordinaria — continuai persuasivamente — copro un vezzoso piedino (e sollevo il mostruoso calzettone), in tale caso io spengo la fiaccola della bellezza....