L'avvocato spalanca il balcone. Splendido panorama!

— Guardi, da quassù, come si vede il mio chalet! — dico io.

— E si sente! — dice l'avvocato. — L'altra sera hanno dato trattenimento sin tardi. Non credevo che lei si occupasse di poesia, cavaliere.

[pg!165] — Affatto, — e spiego come è andata la cosa.

— Quel Cioccolani! — dice l'avvocato —. Sa come lo chiamano in paese? Theobroma, bevanda degli Dei. Io rideva l'altra sera, ma mia moglie era furibonda: «Quell'imboscato! e quella matta in casa mia!» Le donne, sa bene, bisogna lasciarle dire. Certo se l'equilibrio mentale della contessa Ghiselda fosse pari alla bellezza, ella sarebbe una creatura perfetta: ma forse non avrebbe il fascino che ha. Io non mi vergogno di dirle, che, molte volte, quando la incontro, mi domanda a che cosa serve il nostro codice.

Mi congratulo con l'avvocato. Anche lui, alla sua età, ha il culto della bellezza.

— E tanto più — dice lui — che, poverina, ella è vittima di se stessa. La nobiltà della razza c'è sempre in fondo a tutte le sue stravaganze.

— Oh, si vede il tipo aristocratico! Guardi il naso. E quel Cioccolani è così ricco per darsi il lusso di fare il poeta?

— Suo padre, come già le dissi, è un modesto proprietario, che ha la disgrazia di aver quel figliuolo. Il vecchio dice che gliel'hanno cambiato a balia; ma intanto bisogna che se lo sopporti. Ma sciagurato! Se vuoi fare della poesia, va nei campi di tuo padre. No, lui cerca la poesia a Roma, a Milano, a Parigi, come fanno le modiste [pg!166] per i cappellini. La poesia sta nella realtà, mica nei fogli di carta!

— Perfettamente la mia opinione.