— Aver figli, oggi, è disgrazia — conclude sospirando.

— Ma lei, scusi — osservo io — ne è esente: lei ha una figliuola sola, e un modello.

— Per un altro verso — dice lui — è un pensiero anche questo. Ma scusi, ma dica, cavaliere, ai tempi che corrono una figliuola come Oretta, di un sentire così delicato, che avvenire ha? Prima di questa guerra Oretta veniva qui in questa stanza, io le insegnavo qualche cosa, leggevamo buoni libri. Mi pareva che i miei morti stessero a sentire. Era una delle più care gioie della mia vita. Ma adesso non so, non so più cosa dire, cosa insegnare a mia figlia. È così cambiato il mondo! Sii buona? sii pietosa? sii pudica? Sì, pudica! Non dire bugie? Spesso Oretta mi dice: «Papà, perchè non mi chiami più a studiare?» Io trovo la scusa che non ho tempo, ma sapesse che pena nel cuore!

Condivido i suoi lodevoli sentimenti.

— Anch'io — dico —, quand'ero piccino, mi ricordo che mia madre mi diceva: «Ginetto, sii buono, sii pudico, non dire mai bugie!» Ma poi quando si diventa grandi, creda che si trovano [pg!167] degli accomodamenti con queste cose, e tutto va a posto. Ma volevo domandarle, scusi, sa: lei non ha mica destinata la sua signorina al celibato?

— Perchè? — mi domanda stupefatto.

— Perchè la signorina dovrà pur prendere marito....

Gli ho toccato la piaga segreta del cuore.

— È ancora così bambina — dice.

— Capisco: ma cresce notte e giorno. La bambina un bel giorno si sveglia, ed è un dovere provvedere a tempo.