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Arriviamo tutti e tre in automobile. La signora ci attendeva al cancello. È tutta complimentosa, e a me dice: — Farà penitenza con noi. — Presento scatola e champagne.
— Oh, ma perchè si è voluto incomodare? Ma guarda quanta roba!
E i suoi occhi brillarono sopra quella costellazione multicolore di aristocratica dolcezza.
Lisetta aggiunge una posata di più.
Pranzo sotto la pergola. Interessante. La signorina Oretta voleva che la Lisa girasse attorno col piatto come si usa nella buona società: ma la Lisa non sa girare. E madama Caramella disse: — Oh, scusate, io faccio alla mia maniera. — Prese il mestolo in mano e cominciò a far lei le porzioni della minestra. Delle terrine piene come fanno i paesani.
[pg!177] Oretta voleva il vino nelle caraffe, ma l'avvocato sostenne il diritto nazionale del fiasco classico: e Melai appoggiò quest'opinione col ricordo di quando si faceva baldoria a Torino.
Pranzo, diremo così, non più di etichetta, ma altamente nazionale.
La gallina padovana non aveva serbato rancore, ma aveva ricamato di stelle lucenti il suo brodo; dove i cappelletti nuotavano in una corpulenza patriarcale.
La signora sostenne modestamente la superiorità della manifattura casalinga dei cappelletti su quelli dell'industria meccanica.