La mano passava e ripassava come se pettinasse: «la dama pettinava il damigello». Lui andava indietro con la fronte e si lasciava pettinare. Era uno spettacolo grandioso: muto. Ma io sentivo fischiarmi le orecchie. Mi parve ad un tratto che nella campagna ci fossero come nascosti dei piccoli genietti che accompagnassero quella scena con i violini. Forse erano le cicale.
Poi, non so, o era il sole che si moveva sotto la pergola, o erano i miei occhi esterrefatti, ma le due figure si spostavano stranamente.
Oretta si piegava sempre di più, o si lasciava piegare; le pupille loro si avvicinarono; i due volti si confusero, e allora non si mossero più. Ma questo evidentemente è un bacio! La musica dei genietti si fermò, e anche il sole si fermò.
Non so per quanto tempo Melai e Oretta rimasero così, perchè io ero oramai paralizzato in [pg!192] fondo al fosso. Mi riscossi un po' per volta, e dicevo: «Ma si baciano sempre! Brava, signorina Oretta, e congratulazioni anche a lei, signor Melai, congratulazioni! Ah, un bel santo!»
Volevo apparire dicendo così, ma non potei, perchè, d'improvviso, cane Leone si destò; latrò con rabbia, latrò con ferocia: lo vidi, con la gola spalancata e tutta la pelliccia furibonda, balzare verso di me.
Mi sono trovato nel mio chalet, sporco come un mostro. Per fortuna avevo ancora con me la mia borsetta.
[XXVII. — MI ADIRO PER LA PRIMA VOLTA.]
Soltanto quando mi trovai nel mio chalet, e lo specchio mi rimandò la mia figura deformata e sudicia, ebbi la completa sensazione del mio dolore. Io ruggivo: «Infame! Santarellina! Mamz'elle Nitouche! Tira via, non c'è papà! Ah, è timida, dice papà».
L'edificio da me costruito con tanta cura, dispendio di tempo e — diciamo pure — di denaro, era crollato. E volendo essere esatti, bisogna [pg!193] dire: «seguitava a crollare». Una ragazzina minorenne, davanti alla quale io, con suprema delicatezza, mi sono trattenuto sempre dal proferire le parole sacramentali: «Signorina, io vi amo» dare dei baci così! baci di donna provetta. Ah, falsa minorenne! Forse non esistono più minorenni. Probabilmente mentre io mi spazzolavo il vestito, essi seguitavano ancora a baciarsi; e allora dovetti constatare che io soffrivo. Infatti avevo gli occhi fuori della testa. E più forse del bacio, mi faceva fremere la visione degli atti preparatori del medesimo, quando lei pettinava lui così dolcemente con la mano; quando lei gli insinuava nella bocca i miei cioccolatini. Così! Faceva così! E feci a me stesso l'atto di insinuarmi in bocca i cioccolatini col rosolio. «Tu soffri realmente, Ginetto Sconer, tu soffri!» Il sapore di quella fanciulla, che dovevo gustare io, se lo è invece gustato Melai. Guai se io fossi un uomo sanguinario come usa adesso! A quest'ora sotto quella pergola esisterebbero due cadaveri.
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