— Suo, sì, di lei. Come? Non lo sa? Ma lei è entrata in guerra! Io ne sono ancora stupefatto: una donna come lei che non è più una giovanetta, che fino a ieri aveva dato prova di equilibrio mentale, di senso della realtà, decreta anche lei improvvisamente il salto nel vuoto; e [pg!213] finchè lo fa lei il salto, poco male, ma ci spinge la sua figliuola e quel buon uomo di suo marito. Io credevo che lei volesse bene alla sua famiglia.

Constato con piacere che madama Caramella è stupefatta alle mie parole.

Madama Caramella mi domanda che cosa è successo.

— Lo domanda a me? Le sue vesti bruciano, e mi domanda che cosa succede? Lei lo deve sapere meglio di me. Non è lei che ha permesso a quel signor Melai di venir qui?

— Ma sono fidanzati. È naturale!

— Quanto a naturale, nessuno ne dubita. Anzi io le posso dire che tre giorni fa, alle ore undici e mezzo del mattino, tornando da Genova, ho assistito là, sotto quella pergola, ad una scena anche troppo naturale.

Descrivo la scena, ma madama Caramella non stupisce, non arrossisce. Si limita ad osservare che un bacio tra fidanzati è una cosa che usa da molto tempo. — Ma, e poi, scusi, cosa c'entra lei?

— Mi domanda cosa c'entro io? Arriveremo anche a questo punto. Intanto le faccio osservare che quello era un bacio speciale, come una film di lungo metraggio, ai cui ultimi quadri io mi sono sottratto per ragioni di decoro personale. E lei poi si scandalizza per un po' di [pg!214] gambe che mostrano le ragazze a Milano! Ma lasciamola là! Questo fidanzamento è avvenuto col suo consenso?

— Sa lei forse — domanda madama Caramella — qualche cosa sul conto di Melai? Un giovane di famiglia onorata....

— Non discuto affatto.