Ella sorrideva. Non so perchè, rimasi attonito anch'io quando quel lei mi fece capire che lei ero io. Ripetei.

— Perchè no? Io!

Mi guarda.

— Non capisco che cosa ci trovi di strano, che mi guarda così. Lei trova tutto bello, tutto delizioso: l'acqua, i fiori, le bestioline. A me pare che potrebbe trovare passabile anche Ginetto Sconer. Io sono uomo di parola, io la faccio basilissa sul serio. Lei ha la sua villa delle Cipressine. Lei le vuol bene perchè ci è nata. Noi supponiamo che vi siano i vetri rotti, i soffitti che cascano, e, sopra, tante ipoteche. E allora noi porteremo via le ipoteche, metteremo i vetri nuovi, rifaremo i soffitti. Se poi invece di un bamboccio, ne vogliamo far due, ne faremo [pg!243] due, ne faremo tanti. Quanti lei vuole. Tanti contessini e contessine, vestiti di bianco, per il giardino delle Cipressine, rimesso a nuovo, con tanti bei fiori; e dietro una nurse inglese col manto di viola. D'inverno staremo a Milano, nella mia palazzina, o andremo anche in riviera, se fa bel tempo. Faremo anche qualche bel viaggio, se le piace. Non le pare un bel programma? Ma la pianti con Cioccolani e l'Attileide!

Io ero liquefatto, come si vede, da essere raccolto col cucchiaio, come dicono a Milano. Mi aspettavo di essere raccolto, e invece lei disse:

— Ah, no!

Ed ella proferì questo no! con tanta passione che l'incanto fu rotto, e mi sentii come da una forza centrifuga trasportato ancora dalla voragine del mare su la riva. Il sangue però mi girava nella testa, e intanto sentivo la sua voce quasi piagnucolosa che diceva:

— Anche lei, Sconer, come tutti, contro Cioccolani.

— Ma vuol mettere me con Cioccolani? Capisco quell'altro, ma Cioccolani, evvia! Io non potevo farle il torto di credere che lei fosse innamorata di quel Mardocheo....

— Ah! — esclamò come la avessi punta. — Non lui, ma il suo genio.