«È al fronte!»
Un ragazzo abile! Appena scoppiata la guerra, ha avuto l'intuito commerciale di andare al fronte e ha comperato — chè le davano per niente — tutte le pelli dei buoi che morivano nei parchi o si ammazzavano per i soldati. Suo babbo era calzolaio, e figurarsi! Adesso hanno uno dei più ricchi scarpifici d'Italia.
La storia di quel fratello Maciste mi ha molto raffreddato.
*
Signorina Q***, non è patriotta, ma pianista. «Io sono ipersensibile» dice lei, e anche sua madre dice: «Poverina, la mia Mary è un'ipersensibile!» «Noi artisti — dice la signorina Mary — siamo [pg!30] di un'altra razza. Che m'importa della guerra? Che m'importa chi comanda e chi è comandato? Tra Salandra che ha dichiarata la guerra e me, cosa c'è di comune? Tra me e il Kaiser? Perchè immischiarmi nei loro litigi? Il Kaiser e il re dell'Ottentozia per me sono la stessa cosa».
Lei suona Moszkowski, Stravinski, Debussy, Ravel. Suona? Vorrebbe suonare, ma non può. Stende su la tastiera, racconta lei, le mani lunghe con le unghie di onice aguzzo, e poi accadono fatti strani, come anch'io ho visto un giorno che sono venute a provare il mio Bechstein. Comincia, e subito, dopo un po', diventa pallida. «Impallidisce — mi avverte la mamma. — Sempre così! Ah, è terribile! Cade in trance». «Cognac!» dico io. Si rimette un po' e dice: «Suonando, mi si vuotano le vene, i sogni mi sferzano, i capelli scendono per le mie guance come serpi di chimeriche meduse. La musica di Ravel, che io adoro, esaspera la mia sensibilità come un succhiello traforante: appena tocco i tasti, sento il magnetismo». Anche qui per l'erede non c'è da far nulla. E poi qui c'è un'esagerazione di sensibilità che può riuscire pericolosa.
[pg!31]
*
Signorina R***, profumata al trèfle incarnat. Anch'io l'ho conosciuta. Si tratta di una fanciulla prodigio, così come vi sono i bimbi prodigio. Secondo altri si tratta di una fanciulla Sfinge. Lionello però che non ammette la donna Sfinge se non per gli imbecilli, la chiama Proteo multiforme. Essa è piuttosto piccolina, con un musetto tirato come un topolino, con due occhietti azzurri, fermi, un poco trasversali. Nella pettinatura e nel vestire è quasi monacale: ma ecco si leva in piedi, pare di elastico, si allunga e balla certe danze ieratiche sussultorie, che fanno rabbrividire, e anche imparare la storia, perchè sono le danze di Salomè, di Cleopatra, di Sibilla, di Santa Teresa. È molto giovane, ma la sua voce possiede certe inflessioni profonde come di donna matura, con la quale affronta qualsiasi argomento, anche di filosofia con quelli che se n'intendono. Viceversa — se le gira — è capace di rifare il verso e la smorfia di tutti: in dialetto, in francese, e anche in tedesco, secondo le persone: basta che le veda una volta. Come imita il teppista! Ha rifatto anche me! Questo è il suo genio comico, ma possiede anche il genio tragico, perchè recita certi versi [pg!32] francesi di Pelleas e Melisenda in modo da far paura. Questa signorina, messa sul palcoscenico, potrebbe raccogliere gloria e milioni a palate. Invece niente di tutto questo. Essa non ha altro desiderio che di essere amante amata di un uomo, e vivere in umiltà. Ma c'è una condizione: deve essere un magnifico amante! Tanti vorrebbero essere amanti, ma nessuno è magnifico. Lei domanda per amante l'uomo rude, l'Ulisside dalla gran mano dominatrice. Sinora non l'ha trovato. Però, uno studente di liceo si è suicidato per lei; un uomo serio con moglie e figli è impazzito; un capitano d'artiglieria è tornato al fronte con la testa sconvolta, e invece di allungare il tiro su gli austriaci, ha fatto un massacro dei nostri: poi si è sparato.
Io sono fuggito.