Per far pace con Maioli, dò ordine di portare una bottiglia di champagne. — Dunque dicevamo: stato decente di conservazione matrimoniale. E sarebbe capace di fare un erede?
— Due, se ne volete.
— E adesso diciamo un'altra cosa: è grassa o è magra? alta o bassa? bruna o bionda?
— Sono cose — dice Maioli — che bisogna vedere; non si possono descrivere. Vi dirò una cosa sola: come questo champagne. Che cosa è questo vostro eccellente champagne? Raggio di sole imprigionato. Ma il turacciolo balza, ed ecco il sole. Povera, cara fanciulla!
Maioli teneva davanti agli occhi la coppa dello champagne; e due lagrime gli cadevano giù per le belle guancine.
— Si calmi, conte. Mi dica almeno se è sana.
— Sana? Come un arciero giovanetto del Cinquecento.
[pg!67] — E non è pericolosa?
Maioli fa gli occhietti feroci: — Vi compatisco perchè voi non avete mai veduto donna Ghiselda.
— Il nome mi piace. Sarà per lo meno duchessa — dico, perchè Maioli non avvicina che gente titolata.