Ma ecco, le signorine si fanno attorno alla contessina.

Una, due parlano: tutte parlano. «Sì, sì, sì, contessina: vogliamo lei presidentessa del comitato per le onoranze al padre. Sì, sì, sì». [pg!72] «Bisogna fare però due comitati» dice una vocina. — «No! Un comitato solo» dice un'altra vocina. — «Ma impossibile — esclama quella dal bigné — che io stia in un comitato dove c'è anche la mia sarta. Vi pare?»

Sento la contessina che risponde gravemente: «Signorine, io sono desolata, ma le prego di dispensarmi. Oh, in modo assoluto.» Ma come ella s'accorge della presenza di Maioli, «Ah, pardon!» e in un momento si disimpegna da quelle signorine, e la vedo apparire dritta davanti al nostro tavolo. Il suo volto, prima così serio, ora che ella volta le spalle alle signorine, si scompone in una smorfia di marioleria.

— Auf! Grazie, caro Maioli — dice — di avermi liberata da tutte quelle mimose pudiche. Ora sono tutte in vibrazione per il predicatore.

— Donna Ghiselda, cara donna Ghiselda, ma che piacere! — diceva Maioli agitando per la emozione la zazzera d'argento. — Ho però inteso dire che è un predicatore molto valente.

— Ma sì: un pretino discretamente abile, che sa fare del pathos. Ha condotto per tutto questo mese di maggio le matrone e le mimose pudiche a rabbrividire sui margini del peccato. Certe storielle di Abelardo e Eloisa, di Ruth e Noemi le ha saputo presentare con garbo. Adesso le signorine [pg!73] ripetono: dovunque andrai tu andrò io, e dove starai tu, ivi pure starò. Sono già venute da me a domandarmi la Bibbia. «Proibito, signorina!» «Abelardo e Eloisa». «Più proibito ancora». Mai più prestar libri! Ne ho avute abbastanza di noie quella volta che diedi da leggere «Madame Bovary». Ah, ah, ah!

Io naturalmente ero balzato in piedi con rigidità militare. Confesso che rimasi sconcertato, perchè anche il vestito di lei era sconcertante. Non rispondeva alle ultime esigenze della moda, eppure non era provinciale come quello delle signorine. Ella era alta, più alta delle signorine: eppure era al livello delle signorine!

Si, era un arciero del Cinquecento; ma ben inteso che si capiva, ahimè! che era un'arciera.

Che età! Mio Dio, che età? forse venticinque, forse trenta. Ma è certo che anche visto da vicino, il di lei volto non temeva l'analisi del mio acuto sguardo.

Quando ella finì con quell'ah, ah, ah! mi venne in mente lo squillo metallico del mio Bechstein, e dissi a me stesso: «Ginetto, sta in gamba!»