— Il cavallo della contessa madre.

[pg!79] — Quel cavallo — dissi io — deve avere conosciuto i tempi eroici della famiglia.

— E che tempi, amico! — sospirò Maioli. — Voi non avete che intravveduto la contessa madre! È stata una delle donne più affascinanti e, diciamo, più radio-attive che io abbia conosciuto. Ma ancien régime! Ah, mio buon amico, chi non ha conosciuto l'ancien régime, non sa, come diceva il principe di Talleyrand, cosa è la gioia di vivere. Che donna, la contessa madre! Io la avevo definita: «un mazzo di rose in un confessionale». Bello, eh? Il suo salotto desta malinconia di ricordi negli uomini della mia età. Eravamo in pieno romanticismo allora, e tutti i giovani erano cavalieri.

— E la contessa era al servizio della cavalleria.

— Come siete sempre plebeo, caro Sconer, nelle vostre espressioni! Voi, d'altronde, non potete ignorare che una donna di grande bellezza non può sottrarsi a certi doveri inerenti alla sua stessa bellezza.

— E la figlia, non c'è pericolo, caro conte, che cammini su le orme materne?

— Lodo la vostra previdenza; ma escludo, e per una ragione semplice: perchè Ghiselda è essenzialmente un'intellettuale.

[pg!80]

[VIII. — GLI AMORI EROICI DELLA CONTESSINA.]

Ho pregato Maioli di salire in automobile e venire a fare colazione con me all'albergo.