L'albergo dell'Aquila d'Oro, dove io, passando, avevo preso alloggio, era un edificio tetro e solitario, come è solitaria e tetra tutta la città, tranne quel pezzetto del Corso.
— In questo albergo hanno alloggiato Giuseppe II, Carlo di Borbone, Carlo Felice.... — diceva Maioli.
— Si vede — dissi io — che quei signori, a quei tempi, avevano poche pretese.
Finalmente comparve nel salone da pranzo un cameriere con un frac preistorico e Maioli dà lui gli ordini al cameriere.
— Avete i tortelloni di ricotta col ragù? Benissimo. Ma fumanti! E dopo, cosa preferite, Sconer, un'omelette coi tartufi, o le costolettine di vitello col prosciutto? Sono specialità di P***.
Quando arriva il piatto fumante dei tortelloni col ragù, gli basta una severa occhiata per sincerarsi che tutto è proceduto con ordine.
[pg!81] — Senza precedenti, eh? — disse allora Maioli filando con grazia nella sua bella bocchina il primo tortellone tutto lagrimoso di burro.
— Che cosa? I tortelloni?
— No! Donna Ghiselda. Dite la verità: voi non credevate, Sconer.
— Mica male. È impressionante anche per uno che viene da Milano. A sciogliere quei capelli viene giù un Niagara di biondo.