— Ma poi la resistenza! — dice Maioli. — Vedete, le vere bellezze sono quelle resistenti, organiche, di razza. E avete osservato? In donna Ghiselda voi avete la fusione del rettilineo col curvilineo; dell'evanescenza con la consistenza; della beltà classica con il capriccio moderno. E il modo come cammina? Adesso queste donnette borghesi camminano a passo artefatto. Ma Ghiselda è naturale, come una berlina a otto molle del buon tempo antico, e nel tempo stesso è ritmica come se genietti nascosti le segnassero il passo al suono di gighe e violini. La vera bellezza, vedete Sconer, ubbidisce sempre ad un ritmo in tutti i suoi movimenti. E le estremità? Amico, avete osservato le estremità? A Venere callipigia date due piedoni, e Venere è rovinata. (In questo punto entrarono le costolette col prosciutto. Maioli si arrestò, esaminò [pg!82] le costolette: sì, anch'esse erano in regola, onde proseguì:) Le estremità, amico! questa disperazione della natura, della pittura, e, diciamo, della borghesia. Vedete, Sconer, io ammiro il progresso moderno di una mano curata dalle manicure. Ma sa di meccanico. Io non posso imaginare una dea che ricorre alla manicure e alla pedicure.

— Conte — dico — forse la contessina è un po' troppo imponente per me.

— Mi aspettavo questa vostra obbiezione. Badate intanto che quelle bertuccine in formato pocket, rappresentano una degenerazione. Nel caso poi di Ghiselda, io vi spiegherò perchè vi pare imponente: perchè voi non siete abituato alla maestà della razza. Ma avete osservato come ride?

— Sì, ho osservato. Non si capisce perchè fa sempre ah! ah! ah! Pare che prenda in giro la gente. Però mi piace, perchè pare che abbia delle perline in gola.

— E gli occhi, mio buon amico? Stupefacenti.

— Gli occhi, infatti — dico io — sono eccezionali. Forse un po' di maquillage, ma non mi dispiace.

— E ciò è prova del vostro buon gusto — dice Maioli —: i ritocchi al volto delle signore erano [pg!83] già in uso al tempo degli Egiziani. E la intelligenza di Ghiselda? Essa era destinata, in altre età, a lasciare impronta di sè nelle storie. Ma se Ghiselda vi farà onore di essere vostra moglie, la vostra casa sarà il rendez-vous delle più spiccate personalità dell'arte e della politica.

— Vediamo, caro conte, di non precorrere gli avvenimenti. Piuttosto sarebbe interessante sapere come mai la contessina, in un'età di primavera alquanto avanzata, sia ancora signorina.

— Ma è naturale, scusate! Pretendereste forse che potesse amare un uomo comunale? In relazione poi alla domanda che mi fate, vi dirò che Ghiselda ha consumato, pur troppo! i suoi anni migliori in una passione infruttifera verso un giovane che dava grandi speranze di sè.

— Conte — interrompo io — questa cosa mi pare grave.