— Lascialo a me —, disse Lionello.
— Perchè no, amico mio? Sono certo che nessuno, meglio di te, saprebbe farne un uso veramente simpatico; ma non si può, perchè tu, Lionello, morirai prima di me, perchè consumi troppa energia vitale. Io sono, invece, destinato a vivere almeno sino ai novantanove anni; e accumulare, accumulare, accumulare sempre, secondo la volontà del Signore.
[II. — IL CONFLITTO DI DUE PROBLEMI.]
Sì, non è improbabile che io campi sino ai novantanove anni, l'età stabilita dal dottor Pertusius per gli uomini equilibrati e sereni, che è poi [pg!7] quella stabilita da Mosè per gli uomini giusti. Dopo poi può accadere di morire, benchè sono di quelle cose che perchè io le creda, bisogna che le veda. Ammesso questo, mi faranno splendidi funerali: ma, e dopo? Dopo non si sa mai quello che ci può essere; e appunto per questo io tengo anche il mio bilancio morale in perfetto pareggio. Ma è certo che se io, Ginetto Sconer, avessi un erede che fosse come me, con il naso come me, con gli occhi come me, con il cuore come me, cioè equilibrato e sereno, io tornerei a vivere una seconda volta nel mio erede; e dal mio mausoleo sentirei questa simpatica voce: «Quell'eccellente uomo di mio padre, che mi permette di vivere felice come una cimice dentro una pelliccia!» Ma per avere un erede, bisogna avere un figlio, e in tale caso è necessario prendere moglie. Sì, è vero: le mie brillanti qualità mi hanno reso molto ricercato; e non poche persone hanno ripetuto quello che dice la mia governante: «Lei potrebbe, tu potresti, voi potreste formare la felicità di molte signorine». Però questa parola matrimonio non mi è mai piaciuta troppo. Mi ricordo che già Lionello mi assicurava che i casi di fedeltà coniugale, debitamente comprovati, che lui ebbe a deplorare (diceva lui «deplorare»), erano pochi [pg!8] pochi. Ciò è impressionante, non per la tragedia che io eviterei ad ogni modo, ma perchè comprometterebbe l'autenticità dell'erede.
Adesso poi che Lionello è passato a idee anche più moderne, mi ha investito con disdegno di male parole perchè io cerco moglie.
— Ma, amico mio — gli ho risposto — tu, come artista, ci guadagni ad essere — diciamo così — uomo del disordine; ma io, anche per ragioni d'affari, sono uomo d'ordine; e il matrimonio è un atto di deferenza verso la società, come, in certi casi, la redingote e il cappello a cilindro. E poi io cerco anche un figlio.
— I figli sono destinati per l'umanità! — esclama Lionello.
— Questo va bene per te — gli ho risposto — che senti l'umanità, ma io il figlio lo voglio per me.
Io gli potevo anche osservare che lui si mostrava ingrato, perchè nei suoi drammi aveva ricavato tanti begli effetti dal matrimonio; ma per delicatezza non glielo ho detto.
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