— Lo credo bene.

— I cristiani con qualche secolo di predicazione [pg!121] pacifista avevamo smobilitato l'esercito delle legioni romane: ma la venuta di Attila richiama il Papa sul terreno della realtà. Che cosa deve fare il Papa? Mobilitare! ma che cosa mobilita? Non c'è più esercito. Allora, secondo una leggenda, popolare anche oggi, ricorre a San Pietro e San Paolo. Ma che cosa vuole che potessero fare San Pietro e San Paolo? La leggenda cristiana dice che San Pietro e San Paolo fermarono Attila. Ciò è assurdo: Attila è il principio antitetico al Cristo: l'uno illumina l'altro, niente più! Attila, fin che può, va avanti e non indietro. Lei capisce benissimo che il giorno in cui Attila accetta di farsi frate, la storia si ferma come un orologio che ha consumata la carica. Mi guarda, signor Sconer?

Io la guardavo infatti, un po' inebetito.

— No! non è il Papa con le sue ideologie, — proseguì la contessina, — che ferma Attila; è una donna sublime, santa Genoveffa, che con la clava spacca la testa di Attila, e allora Attila capisce subito, ed è anche fermato.

— Che vorrebbe significare — dico io — che, per persuadere i tedeschi, non c'è che un mezzo: spaccare la testa.

— Sì! sì! sì! Vedete, Cioccolani? Capisce anche lui. Capiranno anche le turbe.

[pg!122] (Lui sarei sempre io. Non è lusinghiero).

— Scusi, contessina — domando, — Attila è veramente morto così?

— Attila veramente è morto in un congresso carnale in Pannonia; ma è stato Cioccolani a ricavare da questo fatto comune un altissimo significato simbolico.

Cioccolani è commosso, benchè silenzioso. Io mi congratulo con lui.