Io guardo quel suo volto con sempre maggior stupore. Ella, mentre così parla, prende con la mano la tazza del tè: con voluttà versa il contenuto giù nella gola. Sento un gorgoglio. Con la lingua ripassa su le labbra. Tè, liquore, sangue: quella donna mi pare avida di voluttà.

— Inoltre, — riprese ella, — noi amiamo la Germania; noi invidiamo (lei naturalmente non lo andrà a riferire) questa élite di guerrieri, di politici e di scienziati, che fanno marciare tutti i senza-patria del mondo in servizio dell'unica patria germanica! Ebbene, noi abbiamo sacrificato questi nostri sentimenti personali, io e Cioccolani: e siamo al servizio d'Italia, di questa democrazia che è il regno dell'incompetenza. Questa è la nostra tragedia! Ma cosa vuole? [pg!125] Noi siamo nobili e il nostro dovere è di sacrificarci.

È strano! Ma anche avendo un cervello ordinato metodico come è il mio, viene un senso di capogiro. Desidero prendere commiato.

— Torna a Milano? — mi domanda.

Dico alla contessina che ho preso in affitto, per la mia genitrice, un piccolo chalet.

— Verremo una sera con Cioccolani e le faremo conoscere i Canti Ermetici.

— Contessina, scusi, quel basilissa che dice Cioccolani, cosa vuol dire?

— Parola bizantina, vuol dire regina.

*

Finalmente sono solo. Vado in cerca della mia anima. Oh, povero Ginetto Sconer! E io stavo per sposare quella donna così istruita. Ma io sarei finito in una casa di salute!