Vidi le loro cupole di smeraldo, sconciamente a terra, illanguidire come recise chiome di giovanetta: poi farsi fulve come intinte di vero sangue. Vidi le umili piante della campagna circostante guardare con stupore e con pietà quei giganteschi tronchi caduti e da cadere: e quelli superstiti ancora intrecciavano le loro chiome come per difendersi e domandavano al sole, grande e potente, protezione; e il sole li vestiva nel vespero di ogni più bella luce, tolta allo smeraldo, al rubino; ma quella bellezza non placò la scure dell'uomo.
Anche ai rozzi uomini del mare chiesero pietà i pini: «Quando con i barchetti, dalle vele rosse, voi vi accostate alla riva, il nostro padiglione segna sul litorale il punto del vostro approdo. Perchè, dunque, ucciderci?»
O tristezze dell'anima ammalata; a me quei colpi di scure contro i meravigliosi tronchi risonavano nel cuore; tronchi così belli che parevano d'argento antico, chiome così trionfali, così spesse, così vive, chiome della terra, recise a colpi di scure; chiome stese sui miei bambini, come una mano amica: recise per trenta lire!
Ah!, Santo Francesco, meraviglioso nemico della ricchezza, tutto sempre si vende al mondo per trenta sicli! «Noi fummo già — dicevano i pini morenti — selva nobile e antica lungo il glorioso mare; e i padri nostri confortarono Dante, quel grande Umano che tenne gli occhi rivolti ai regni d'oltremorte, mentre la feroce guerra degli uomini latrava contro il suo petto! Veniva solitario fra noi; ed egli degnò la nostra vista e ne trasportò l'imagine armoniosa sull'alto del monte di purgazione; noi cantammo a prova con gli uccelletti dell'aria per raddolcir le sue pene; ed egli glorificò l'umiltà nostra e si ricordò di ogni nostro suono e moto, e «divina» e «spessa» e «viva» chiamò questa foresta che la barbarie delle nuove genti oggi distrugge!»
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Queste voci sentendo, io mi attardavo fra gli ultimi pini superstiti; ma da quella sera che vedemmo per l'argine passare in fila i carnefici delle nobili piante con le loro scuri nude su le spalle, un gelo mi corse al cuore.
Scostai i bimbi dal passaggio delle scuri, come se esse avessero minacciato anche me e quelle giovani vite. Un gelo mi corse al cuore e alla selva più non tornai.
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Ma un mattino, dal largo del mare, gli occhi si volsero sul litorale al luogo ove cento colonne elevavano il loro padiglione meraviglioso.
E non c'era più nulla!