Infine Negrito si accoccolò in un canto e si mise indifferente a scavare la rena: bisognava pur divertirsi in qualche altro modo!

Or dunque, mentre le donne discorrevano della cattiveria di Negrito e della innocenza di Robertino, io li osservava entrambi. Biondi, rosei di volto ambedue. Robertino ha cinque anni; Negrito, sette; si assomigliano; eppure, osservando attentamente i volti dei due cugini hanno qualche cosa di diverso. Quello di Robertino è più mobile: un rimprovero (basta dirgli: «Cattivo, Robertino!»), una lode («Robertino è tanto buono, è il cocco della mamma sua!»), si riflettono nelle pupille ridenti e nel volto diafano come entro uno specchio. «Robertino, va a prendere lo sgabello e portalo alla mamma!» e lui va, piano, prudente, barcollando come un vecchietto, e torna felice con lo sgabello. Il volto di Negrito, invece, rimane rigido; la pupilla non riflette ciò che è esterno. Se gli si dice: «Negrito, fa la tal cosa»; «Negrito, non buttare l'arena contro le persone», è quella volta che Negrito accumula tutto il suo entusiasmo, e fa peggio.

Perchè Negrito è così? I suoi genitori quando lo misero al mondo dissero forse: «Noi vogliamo che la creatura che nascerà da questo amore, sia feroce?». Ma nessun padre augurò mai questo! Buono e bontà sono augurate parole dei padri ai figliuoli; anzi sono meravigliose parole, giacchè il loro senso è inteso da tutti, ma per scienza non hanno chiara spiegazione. E allora? Mah! Probabilmente si deve trattare di una specie di microbio, non ancora isolato dagli scienziati. Certo è che per Negrito era un esercizio piacevole quello di vedere, sotto la propria forza, soffocare Robertino.

I miei bambini non sono certo come Negrito; eppure anche loro trovano un compiacimento squisito nell'esercizio della ferocia. Quante volte non mi sono arrabbiato per quella storia delle frecce!

No, non basta che l'arco della balestra sia robusto. Il godimento non è pieno se la freccia non ha la punta d'acciaio, che dia l'illusione di un'arma vera. Io li ho sorpresi, nell'ora della siesta, in cucina, con altri compagni della stessa proporzione, intenti al lavoro delle frecce. Uno rompeva la capocchia degli spilli, un altro scioglieva il catrame sul fornello. E che serietà in quel lavoro! Parlavano come piccoli uomini: esaminavano le punte su le palme delle manine e dicevano: «Questa se entra dentro, può ammazzare da vero!» «Almeno levare un occhio!»

— Ah, sì? — e spalanco la porta: Che terrore, poveri piccini! Hanno mandato un grido, hanno preso le loro armi e sono fuggiti; ed io li ho inseguiti, ma un po' per volta mi venne in mente la figura di Gulliver che insegue gli abitanti di Lilliput. Ciò è abbastanza ridicolo; anche per il fatto che ad ottenere un certo risultato, bisognerebbe conservare le proporzioni di Gulliver specialmente rispetto agli uomini grandi.

È questione di nervi. L'idea della ferocia è diventata per me da qualche tempo una specie di melanconia fissa, che mi oscura lo splendore della vita e mi procura molte mortificazioni, del genere di quelle che mi inflisse l'egregio avvocato Pasqualino.

La virtù del silenzio e del lasciar fare, quando non fanno male a te, non sarà mai abbastanza lodata.

Che bisogno c'era di investire l'avvocato Pasqualino con parole sarcastiche?

Egli se ne stava tranquillo come gli altri ad osservare i bei colpi dei cacciatori, contro le rondinelle del mare, così belle, così candide e così stupide! Era un divertimento la loro stupidità, perchè i cacciatori buttavano in aria quelle che avevano ferito; e ciò serviva da richiamo alle altre, che accorrevano in gran numero, stridendo, contro i fucili in mira dei cacciatori. Grande era il tripudio dei bambini e dei cani, i quali a gara si precipitavano nell'acqua a raccogliere le rondinelle.