Anche quello era un semplice esercizio, perchè da mangiare non sono buone le sciocche bestiole.
V'erano anche alcune giovinette a guardare; ed una che era tanto gentile che pareva tolta dalle figure estatiche della Pomposa, chinò la persona e la testa chiomata sopra una rondinella, stesa supina, con le bellissime ali aperte, come per meglio lasciare fuggire la vita.
— Ma sapete — disse alle compagne — che queste ali, ma precise a queste, si vendevano in un negozio di cappelli, sotto il Pavaglione, due lire il paio?
Le amiche, meravigliando, pur ne convennero. — Bisognerebbe saperle preparare! — disse una, e l'avvocato Pasqualino, che era lì presso, disse: — Volete, signorine, che ve le prepari io? Sono un poco imbalsamatore.
Già io l'aveva un po' su con l'avvocato Pasqualino. Egli era quegli che, a proposito della mia idea di fare cavaliere del lavoro il pius agricola, aveva assicurato che una fra le cose certe era che io non sarei mai riuscito, nemmeno deputato. L'avvocato Pasqualino è un entusiasta trombettiere della modernità; e non manca di un avvenire politico. In quel giorno la soddisfazione di trovarsi al mondo al principio del secolo ventesimo, appariva sul florido volto; e i suoi baffetti neri erano più impertinenti che mai.
— Sì, sì, — pigolarono festosamente le giovanette, e allora egli levò di tasca un paio di forbicine e cominciò con molta calma a tagliare e pareggiare quelle povere ali, così care all'azzurro ed al sole: tic, tac!
Quel tic, tac irritò il mio infelice sistema nervoso, e il freno del silenzio mi venne a mancare.
Quel recidere ali, quel pareggiare, quello sterilizzare mi parvero come un atto simbolico di ciò che avviene nella vita. «Ma non t'accorgi, Pasqualino, che non cresce più un fiore con tutta questa sterilizzazione?»
Oh, non avessi mai espresso questo pensiero!
I baffetti di lui cominciarono a vibrare, e le sue parole divennero insolenti. Quante me ne disse! — Lei non capisce niente del movimento moderno. Lei era degno di vivere ai tempi di Omero.