Oh, egli non avrebbe finito così presto, se non fosse venuta la sua signora ad interrompere: — Ma Pasqualino, — disse, — i tagliolini sono in tavola!

Si placò: stette un po' incerto se proseguire a darmi il resto del carlino, ovvero rispondere all'invito dei tagliolini. Preferì questo secondo partito, e: — Quello lì, vedi, — disse alla moglie additandomi, — è un uomo dei tempi omerici!

Pasqualino e gli altri se ne erano dunque andati; ma le sue parole mi avevano gonfiato il cuore, ed io feci come la loquace moglie che seguita a parlare anche dopo che il prudente marito ha infilato l'uscio di casa.

Il mare azzurro rotolava le sue onde canute, ancora come ai tempi di Omero. Oh, ma dove sono fuggite quelle splendide nudità, dove sono esulate le parole chiare, semplici, ignude? Sì, quegli eroi di Omero erano molto sanguinari: ma quando Giove non li investiva della sua ferocia, dicevano pure meravigliose cose! Quando si pensa, o Pasqualino, che erano tutti analfabeti a quel tempo, c'è da rimanerne stupiti.

Però anche Pasqualino non ha torto. Io male provvidi leggendo Omero e Platone. Questi benedetti greci hanno fatto di me quasi un ateo della religione moderna: io mi annoio a dire le nuove litanie, come mi annoiavo a dire quelle vecchie quand'ero bambino. «Tu andrai all'inferno!» mi ripeteva una mia povera zia, e Pasqualino mi dice lo stesso. Pasqualino e compagni non si trovano mai bastantemente abbigliati; l'ultimo stile della loro moda è più complicato del precedente ed io vagheggio le nudità antiche! È un anacronismo! E più avresti motivo di vilipendermi se ti dicessi che per trovare un poco di umanità in istato semplice, ero venuto volentieri fra questi pescatori seminudi e analfabeti! È meglio vestirli anche loro. Ti ricordi, Pasqualino, quell'insignificante fatto di cronaca dei giorni addietro quando è affogato qui quel povero giovane?

Era di pieno giorno, con un sole e un mare belli come oggi: a due passi dalla spiaggia è affogato; lì, fra compagni e signorine, mentre faceva salti, capriole, balli nell'acqua. Quando quel leggiadro corpo fu gettato su la spiaggia col capo riverso (oh, quel dolce volto che aveva visto la sua morte, come era diventato enorme, terribile!), ti ricordi con che occhi attoniti gli si affollarono intorno le donne con le chiome stillanti su gli accappatoi bianchi? Come fissavano a lungo! Non lo riconoscevano più! Il severo Thanatos, intanto, aveva inalberato il suo stendardo nero, sotto il sole!

Il buon popolo analfabeta trovò — è vero — alcune espressioni gentili e semplici; ma come è stato anche lui feroce nella sua superstizione, il buon popolo! Nessuno dei pescatori ha voluto ospitare il povero corpo alla notte. «Dopo ci si sente — dicevano —. E come si farà, ad affittare ai bagnanti?» Non c'è stato che Giacchetto, il piccolo vecchio sbarbato, Giacchetto, che parla con voce di grande umiltà, ad aver misericordia di «quel povero figlio!», e l'ha accolto nella sua capanna per amor di Dio, cioè per sole cento lire, giacchè «il suo prezzo vero» era di quaranta scudi, almeno; cioè l'affitto di una stagione! Come potrà più affittare la sua capanna se dentro c'è stato un morto? «Ma non siamo tutti cristiani?» dicea il buon Giacchetto, ed ha ospitato il povero morto.

Che terrore quella notte, con quel morto in quella capanna, da cui veniva fuori il bagliore dei ceri! Le pescivendole che si levano a mezzanotte per recarsi alla conserva a prendere i cestelli del pesce, fecero un lungo giro per non passare davanti alla casa di Giacchetto. Oh, ma fu lo stesso la notte del terrore quella! Due occhi di fuoco avanzavano, lenti lenti, per la via, bianca sotto la luna; e un grido ogni tanto, un grido che riempiva la notte e le impaurite si buttavano contro la siepi. Non era, no, il diavolo che scuotea le catene; è una vecchia carrozza, è una sonagliera al collo di un cavallaccio; e dentro la carrozza c'è una vecchia madre che viene da lontano, all'improvvisa chiamata; giacché a temperare l'antica ferocia furono create le madri!

Il bel funerale il giorno dopo; il bel carro mortuario venuto apposta dalla città; tutto parato a nero e giallo; e il vecchio becchino intontito, colla lucerna di felpa; e le corone; e dietro tutti quei signori ben vestiti; e il prete che era in vena di cantare quel giorno. «Oh, che cosa vuol dire essere signori!» ripeteva la gente mentre passava il bel funerale. Va là, Pasqualino, sterilizza questa natura grezza, e insegnaci l'alfabeto! La natura? Ella se ne ride bene! Il plenilunio di settembre non è stato per ciò meno luminoso: nè la sera meno tepida. I bambini accendono lo stesso le loro lanterne alla veneziana, gialle e rosse, e i giovani accordano i mandolini e le chitarre lo stesso. La spiaggia del mare è soffice come un divano. È così bello fare all'amore al lume di luna. Vedi quei due? Essi fanno all'amore sul serio. Lei così languida e sentimentale, lui così ardente, e così felice se non dovesse aspettare. Ai tempi omerici, Pasqualino, non c'era il sindaco e non c'era lo stato civile. Le cose erano più semplici allora. In questo ne converrai: e suicidi per amore non avvenivano. Sciocchezze queste, lo so. Ma sai a che cosa penso? A quella povera vecchia mamma che venne qui, quella notte. Anche lei, trenta o quarant'anni fa, avrà fatto all'amore come quei due. La consacrazione in chiesa, il sindaco, poi il bambino che nasce, dice: «papà! mamà!» ride, poi il primo dente, i balocchi, poi gli studi; poi un caso; un attimo, e Thanatos eleva il suo stendardo nero!

Tutto ciò come si ripete melanconicamente! come la legge delle cose domina, e non riuscirai no, a sterilizzarla, Pasqualino!