Erano gli ultimi tratti che parevano significare ben altro dall'incosciente «be!» di prima: significavano: «ora capisco tutto: ora io so! va, brutta, vile vita!»

Ma come il sacco delle interiora era tolto e buttato, come la corata bellamente era staccata ed esposta, quasi fosse una decorazione, ai ganci, non palpitavano più che le tenui fibrille; ma quel palpito pur diceva: «Va, vita vile!»

— Ho la mano indolenzita, — diceva ogni tanto calmo calmo, il carnefice, mostrandomi la sua mano grommata di sangue, — ed ho ancora tutti quelli là! — indicava il cumulo dei lanuti che ogni tanto gemevano: «be!»

Per la sera egli doveva aver finito, perchè sull'ora del vespero venivano da ogni termine lontano a comperare l'agnello per il giorno della Resurrezione.

Oh, melanconica Pasqua della Resurrezione; oh, tristezza di queste mani insanguinate attraverso tutte le età!

Melanconie fisse, lo so; questione di nervi e di dormire poco la notte. Tu invece dormi le tue otto ore filate, e al mattino senti la voce sempre placida della tua signora, che ti dice: «Pasqualino, ecco il caffè». Fai la toilette elegante, e vedi su lo specchio che l'umanità gode buona salute: dopo ti pasci lo spirito delle notizie che ti offre il giornale, e noti le tappe di avanzamento: i punti superati.

Certo, del progresso se ne è fatto! L'effusione del sangue si va sempre più riducendo agli stretti limiti del necessario; e quando si pensa che siamo in tanti, che siamo in tanti a far ressa agli sportelli del Banco di sconto della vita, e si vede che invece di digrignare i denti, ci sorridiamo l'uno con l'altro, e ci diciamo: «Buon giorno! buona fortuna!» via c'è da sperare bene. Certo, per mangiare i tagliolini in brodo, un po' d'effusione di sangue ci vuole. Scusami, dunque, se ti parlai acre. Vedrò di emendarmi. Tu intanto, Pasqualino, sii buono, non essere inesorabile come un antico sacerdote, non mi mettere all'Indice. Anch'io ho qualche cambiale da scontare al Banco della vita.

Ma Pasqualino è su la poltrona a far siesta. Egli ripete il suo gesto: «Addio, uomo dei tempi omerici!»

XIX. La fine e il principio del nirvana.

Il nirvana, anche per il porcello della vecchia bacucca, sta per finire.