A Savignano lavorano già, il sabato sera, la carne porcina, e s'ode questa romanella che muore lenta pei campi:
Da lontano l'abbiamo saputo
Che il baghino[3] l'avete ammazzato!...
È una notizia piacevole per tutti, eccezione fatta del porcello; e così mi è stato piacevole sabato sera tornar da Savignano con una bella provvista di braciuole e di salsicce. La rigidezza oramai della chiara sera rende gustoso il nuovo cibo.
Le braciuole e le salsicce rosolano su la graticola e mandano un grato profumo: quasi quasi lo stender la mano su la brace non è discaro. La nonna gira la piada sul testo; e i bambini le stanno attorno.
Le ragazzette hanno scovato sui greppi i primi cespi delle insalatine che nascono di settembre: ben risciacquati alla fonte, hanno sapore di fresca terra e una grata e tenera amarezza: ben si confanno alla opima carne, e ben tempera quella freschezza della insalata il grasso arrostito delle succose e fumanti braciuole. E proprio in quel sabato sera il prete mi mandò in dono un gran fiasco di vino nuovo, un assaggio primaticcio delle sue viti. «Questo vino, quando sarà fatto, è tutto da bottiglia!»: ben mi rammento queste parole del prete in lode di quel suo particolare vino. Non si parla dei santi con tanta venerazione! Ma così nuovo com'era, quel vino aveva un asprino dolce e frizzante e seguitava a bollire pur dopo bevuto.
C'è a chi non piace il vino nuovo, a me piace moltissimo....
«Gli è che siete un bel ghiottone!...» dirà alcuno.
«Per Dio, è verissimo. Una mangiata come quella di sabato sera è pur una bella soddisfazione, e poi dormire dieci ore e poi destarsi sbadigliando al chiaro sole, e recitare dolci versi d'amore».
«Ah, porco!» sento che mi grugnisce il porcello.