Il signor Direttore mi ha commemorato anche lui con parole di rimpianto e di elogio, fra le quali ha detto che io sono sempre stato un «modesto e valoroso» insegnante.
Dopo, voleva parlare un mio scolaro, ma l'impiegato dei morti avvertì che non c'era tempo. C'era invece il rabbino della comunità israelita, che aveva fretta di parlare per due suoi correligionari, i quali aspettavano, in due bare come la mia, il discorso commemorativo.
Allora io sono partito: sono partito nel tram tutto nero che va a Musocco, perchè quello è obbligato a correre, anche con la neve.
Io sono fuggito, dunque, via con alcuni ignoti compagni; e voi siete rimasti lì a piedi nella neve, colleghi, e dovrete tornare a casa a piedi, perchè i tram non corrono con questa neve; perchè qui non è come a Berlino, che si sparge il sale per le vie.
Sì, sì: vi do quest'ultimo consiglio anch'io, come il professore di filosofia: «Bisogna spargere del sale, come fece il Barbarossa!»
Fine.
NOTE:
[1]. Memorie del prof. Canonico Federico Balsimelli, scritte da lui medesimo, pubblicate per cura di Giuseppe Guidetti. Reggio nell'Emilia, presso Primo Borghi editore libraio, 1899.
[2]. Il Mago, canto 2º. Questo capitolo fu scritto quando Severino Ferrari era ancora in vita. Ora che egli non è più, e un tenue raggio di gloria sembra rifulgere su la sua tomba, mi è caro avere scritto queste parole.
[3]. Baghino in dialetto romagnolo vale maiale.