Ma quello che più di tutto mortifica la mia delicatezza è che dalla mia (oh, guardate che cosa è mai l'abitudine! volevo dire abitazione) dalla mia ex-abitazione al Cimitero Monumentale (sapeste come è pesante questa parola) sono circa tre chilometri: a cui aggiungiamo altri tre pel ritorno vostro, non mio, ed è una bella passeggiata. E nevica ancora! Lo so; è un giorno di vacanza oggi; ma con questa neve (guardate, arriva sino alle sale del carro!) io credo che anche gli scolari avrebbero preferito di scaldare i banchi della scuola. Io — ripeto — ne sono mortificato, ma credetemi, non l'ho fatto apposta! Cari scolaretti tutti in fila, ecco, voi mi levate il cappello con riverenza, ecco la vostra bella bandiera, ecco l'onesto bidello che vi sorveglia e ripete con la sua voce dialettalmente chioccia: «In ordine!» e la neve gli imbianca i barbigi. «Non mi farete arrabbiare più, è vero, cari piccini?» «No, signor Professore!» Oh, questa volta vi credo sulla parola. Ma guardate! Anche le corone voi mi recate e col prezzo dei fiori freschi a questi giorni, ciò è molto commovente! E non potervi dire: «grazie!»

Sì, io sono mortificato. Ma ecco tutti i miei buoni colleghi che sbucano da varie strade. Arrivano trafelati, coperti di neve. Stringono la mano al signor Direttore che sta dietro il carro, condolendosi della mia morte. Il signor Direttore dice a tutti: Mah! e non dice altro.

Già. Mah! è proprio così. Mah! Tutta la filosofia della vita e della morte — a ben pensarci — si riduce ad un Mah! con un'enorme «h» in fine. Oh, vedete, anche dei colleghi di altre scuole, persino del Liceo: anche il signor professore di filosofia, quel dotto germanico che sospende oggi i suoi studi per farmi onore! Ma vedi! Ecco anche le Autorità scolastiche! e il mio posto di ruolo è così umile!

Finalmente ci moviamo, ma per fare una tappa in chiesa. Chi ha stabilito così? Già che eravamo avviati si poteva proseguire.

Per fortuna si tratta di una semplice benedizione; però come rombano freddolose e frettolose quelle benedizioni dei preti, come bruciano svogliati quei ceri! Quella litania dei santi: «sancte Michael, sancte Gabriel, sancte Raphaël,» ecc., e quell'«ora pro eo» detto automaticamente come fosse una sola parola, «oraproeo», spiace anche a me che sono il beneficiato. Figurarsi agli altri! Finalmente il sacrestano vien fuori e buffa sui ceri. Siamo avviati. Avviati? Eh sì! È vero che io godo il diritto di preminenza nel passaggio, ma con questa strada! Il carro entra nei cumoli della neve e si rischia di fare altre tappe. Per fortuna, no: la neve è dolce, soffice. Speriamo di non essere ribaltati!

— A Perlino mettono il sale! — insegna il signor professore di filosofia. «Da noi no, caro collega!» — A Perlino mettono il sale su le rotaie dei tram per sciogliere la neve e fare correre i medesimi. — «Da noi non ancora». Del resto il compianto è universale. «Morire con ventitrè anni di servizio quando ci vogliono al minimo ventiquattro anni di servizio, sei mesi e un giorno per aver diritto alla pensione!». Eh, lo so! è doloroso! Il problema della vita per noi, cari colleghi, è ridotto a questi termini: si muore bene quando sono compiuti i ventiquattro anni, sei mesi e un giorno. Io ho sbagliato di un anno. «Che c'aggio a fa?» Sono andato a Montecatini per questo. Del resto, io che sono il più direttamente interessato, accetto il mio destino senza discussione.

Ecco attraversiamo il parco. L'effetto del parco sotto la neve è splendido; ne convengo con voi. Ecco il recinto per l'Esposizione prossima. Che tumulto di vita sarà qui in questo parco fra sei mesi. Ma oggi pare fatto a posta per il passaggio dei morti. Osservate, colleghi, altri tre convogli neri si profilano nel bianco della neve! Guardatevi però dal pigliare un'infreddatura. Con l'influenza che c'è in giro, non si sa mai!

— A Perlino....

Sì, a Berlino mettono il sale in su la neve e il finocchio sul pane, questo lo so. Quello che non sapevo è che questa neve è una provvidenza, benchè, individualmente, la cosa mi interessi così e così. «L'impianto idroelettrico di Vizzola già si risentiva della magra del Ticino; e mancava ormai l'acqua anche a quello di Paderno. Cosa grave!» «Sì, questo va bene, ma non si tiene conto della spesa che dovrà sostenere il Municipio di Milano a spazzare tutta questa neve». «Ma sono confronti da farsi?» «Avete un'idea del danno che avrebbe recato la sospensione della distribuzione dell'energia elettrica, proprio nell'anno dell'Esposizione? Il conto è presto fatto». Il collega che così parla si affretta a fare il conto; un altro collega, un piccioletto amico, che ha sempre il metro in tasca, estrae il suo arnese, fa un ardito salto di fianco fino a scomparire (è buffo!) nella neve e ne misura l'altezza. Esclama: «Centimetri cinquantacinque!» «Se qui sono centimetri cinquantacinque — riprende il professore di prima — noi possiamo calcolare il quadruplo su le Alpi; quattro metri e venti centimetri». L'avvenire delle motrici è assicurato, secondo lui; ma secondo l'assistente la cosa non è così chiara: occorrono altre nevicate. La disputa s'accende: ma in verità, cari colleghi, non si potrebbe parlare più piano? Oggi che alfine tacciono gli scolari, parlano forte i professori. Signor direttore mi raccomando a lei; lei che dice sempre: «Silenzio!» To', to'! il collega in poesia insorge lui invece del direttore: i suoi piccoli occhi, accecati dalla neve, li gira fuori del bavero della pelliccia, dentro cui scompare rabbrividendo e.... vorrebbe rimproverare i dotti colleghi. Inutile! lasciali parlare! Borbotta fra sè: «Quando morirò, non voglio nessuno dietro. Lo voglio lasciare per testamento». Ma via, caro poeta, non volgiamo le cose al tragico! «Meglio essere rimasti lassù (il collega in poesia è di un paesello di Toscana fra i monti); meglio esser rimasti lassù (il collega i cavoli!)» Oh, questo sì, questo sì, caro poeta, anche a costo di restare senza discorso commemorativo.

Il discorso al Cimitero Monumentale l'ha tenuto il mio assistente, quello piccolo dal metro. Mi sono sentito ripetere gli anni di servizio, il luogo dove ho compiuto gli studi e ho sentito lodare anche un mio opuscolo di cui non ricordavo più l'esistenza.