Ma lì, a Rubiera, con chi dovevo io aprirmi? Perciò tu mi tornasti alla mente, onesto teutonico: e infine, trovandomi solo, tutte le mie espansioni mi convenne rivolgere a quella bottiglia di Lambrusco, ed essa in contracambio versò in me tutta la piena del suo spumante liquore.

L'ostessa mi faceva osservare che un Lambrusco come quello non si trova certo a Bologna; e a Modena che è Modena, due lire e più bisogna pagarlo alla bottiglia, chi lo vuole.

Ma io pensavo ad altra cosa che a questioni di enologia e di prezzi: io pensavo alla bella abitudine che i Greci avevano di premiare i loro più benemeriti ed illustri personaggi col dono di una Dea o di una graziosa vergine, come accadde ad Ercole che ottenne in moglie Ebe, una moglie che doveva in certo modo compensarlo della terribile Deianira che ebbe in terra: una moglie che non invecchiava, appunto perchè era la Dea della giovinezza (e forse — sottilmente pensando — i Greci antichi vollero con questo mito significare il solo caso in cui il matrimonio può essere giustificato). Era una specie di premio Nobel, ma più confortevole. Io non pretendevo certo a nessuna qualità illustre; e quindi a nessuna Dea, e nè meno ad intatte vergini. Ma è certo che il mio alto sentire della patria non era da tutti e meritava qualche piccolo compenso. Se quella ostessa, invece di essere così esperta del prezzo e delle qualità del Lambrusco, avesse conosciuto la storia greca, io avrei osato farle qualche parola in proposito.

Ma non era il caso.

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Tutti i galli del giardino dell'ostessa mi svegliarono all'alba, e poco dopo, il sole entrò nella camera così sfacciato, che mi convenne levarmi. Ma che mattino rugiadoso, silenzioso, ridente! Vi sono (è debito di giustizia confessarlo) dei momenti che è un gran piacere abitare in questo mondo! È una cosa di fatto, ed io, come positivista a mio modo, la constato. Non avviene spesso, ma avviene. Quando noi ci saturiamo di vita (nel modo stesso che un automobile elettrico si satura del misterioso fluido) noi godiamo. Me ne dispiace pel mio amico S.... Egli è un filosofo anarchico, ma mitissimo e dottissimo uomo; e mi venne in mente il suo nome quella mattina per il contrasto di questa mia con le sue affermazioni. Egli afferma dolcemente, ma con incrollabile convinzione, che la vita è un peso: che l'unica soluzione è quella di approfittare dei progressi chimico-scientifici e far saltare questo stupido satellite.

No! Amico S....! Vi sono dei momenti che la vita è bella, soltanto non basta profumarsi, come fate voi, amico S...., e vivere poi in mezzo alla folla. Allontanarsene ogni tanto bisogna.

Come io sentivo quella mattina la carezza, l'abbracciamento, quasi sensuale, femmineo, della materia!

Nel breve tragitto dalle Stiviere a Modena quante deliziose ville occultate nel verde dell'ubertosa campagna, come ninfe entro i boschi! Che lieto mattinare degli uccelli per i giardini silenziosi!

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