Un carrettiere, solitario presso alla fontana, abbeverava un suo cavallo bianco.
Il carrettiere mi ammonì:
— È meglio che non beva, così sudato come è.
— No, non bevo, grazie.
Ma la fontana cantava così dolcemente e la pelle era così riarsa che le mani furono attratte ad immergersi nella vasca: ma sollevando quell'acqua che pareva nera e ricadeva tutta risplendente come un cristallo, provai così grande piacere che le mani chiamarono a quella voluttà i polsi, e i polsi le braccia, e infine non resistetti più alla tentazione e pregai il carrettiere che mi togliesse dal dorso la maglia, che era intrisa di sudore.
— Che cosa vuol fare? — chiese egli stralunando gli occhi.
— Mi voglio buttare lì dentro!
— Ma è sicuro di non crepare?
— Lo spero. Suvvia, datemi una mano.
La cosa dovette sembrare molto pericolosa e nuova al carrettiere, tanto più che è notorio quanta avversione abbia la nostra gente per l'uso esterno dell'acqua. Egli obbiettò: io insistetti. Vidi che in lui lottavano due sentimenti: cioè il buon sentimento di salvare un suo simile da certa morte, e il cattivo sentimento di vedere un pazzo ostinato prepararsi alla morte: vinse questo secondo sentimento di curiosità, tanto più che io lo domandavo con tanta buona grazia. La sua coscienza tentò con un ultimo «Lo vuole proprio?» di liberarsi dal rimorso di essere complice di un suicidio. «Sì, presto!» ordinai io. E allora, «Andiamo!» disse.