Del resto è un errore di giudizio semplice il supporre che i piccoli animaletti non esercitino una loro vendetta. I microbi si uniscono a milioni, edificano le loro città mortifere nei nostri corpi orgogliosi; ed altre miriadi di microbi preparano sotto terra accuratamente la nostra distruzione completa.
Anche essendo asceti e vegetariani, non isfuggiremo a questa sorte dolorosa e fatale. Divoriamoci, quindi, senza rimorso e senza pietà! conclusi contemplando uno di quei bipedi infilzato nella forchetta.
In quella occasione feci conoscenza di un vino locale, vino di montagna che non conoscevo neppure di nome ed è chiamato vino tosco. È un vinello lieve, roseo, acidulo. Il carrettiere, che mi aveva raggiunto, mi assicurò che di quel vino se ne può bere sino a mutare lo stomaco in un otre; e non fa male. Dev'essere così, perchè esso non turbò menomamente il dolcissimo profondo riposo di cui mi gratificai dopo il pasto.
O frescura delle lenzuola di bucato, o voluttà del buio nella stanza, con la coscienza che lentamente si spegne (vedendo però attraverso un tenue spiraglio della finestra l'imagine del gran sole!) o sonno senza sogni, senza visioni, senza sussulti! Quante poche volte mi accadde di dormire così!
Un breve sonno, se profondamente e lievemente dormito, vale una lunga notte di sonno sognato e agitato; e in vero quando mi destai, credetti aver dormito come una notte, e già tramontato credevo il sole. Ma come ebbi spalancati gli scuri, vidi che il sole si distendeva in pieno meriggio per la piazza deserta e faceva barbagliare le verdi piramidi lontane della Serra. Erano appena le tre.
In quelle due ore io mi ero rinnovato nel sonno: ma certo in questo tempo gli operai del corpo, i lavoratori della vita, avevano lavorato alacremente mentre il cervello riposava: avevano restaurata e pulita la gran macchina umana. Non avevano fatto come i lavoratori della terra, della officina, ecc., i quali — se il padrone non vigila — s'addormentano o scioperano.
L'umile stomaco, la spregiata bile, le pazienti glandole si erano messi all'opera quando io chiusi gli occhi al sonno; e quando li riapersi, bene capii che i gnocchi, gli uccellini, i funghi, il vino tosco erano passati rapidamente per tutti gli stadi della lavorazione.
Questa organizzazione operaia dell'umile corpo è cosa sempre più sorprendente; ma più sorprendente è la letizia che inonda il cuore allorchè questa funzione si compie in modo normale.
E come un grande scultore può trarre un'opera d'arte da un vile pezzo di legno, così agli armonici operai del corpo poco basta per bene lavorare. Chi lo direbbe? Gli umili operai del corpo umano non domandano per condimento alle vivande gli artificj dei superbi cuochi e delle ricche mense, ma domandano il condimento della sanità e della letizia dello spirito.
Io voglio molto bene all'Ariosto; ma oltre che pe' suoi sogni sereni, molto io l'amo per le sue verità buone: fra cui questa: