All'Abetone trovai il mondo in piena civiltà internazionale: grandi Hôtels, luce elettrica, automobili, chauffeurs, le solite signore vestite secondo il culto feticista imposto dalla moda; camerieri in grande sparato e abito nero, bambinaie che parlavan tedesco; signori dal vestito impeccabile: in una parola, il solito culto del «Vitello d'Oro». Questa specie di culto si riproduce continuamente; ed io penso che Mosè, se tornasse al mondo, si risparmierebbe la fatica di abbatterlo. Qui per forza si diventa filosofi positivisti e demolitori. Orribile questo culto del «Vitello d'Oro»! «Anche perchè non avete mai provato, e non sarete mai in condizioni di provare», mi si può rispondere. «È verissimo anche questo!» Ad ogni modo io, che avevo fatto i miei conti senza i grandi Hôtels e mi ero promesso un riposo di qualche giorno fra quella meravigliosa foresta, mi vi sentii a disagio: ne partii lasciando un po' di cuore a quei giganteschi abeti, e mi ritrovai alla sera del giorno stesso precipitato in fondo alla Lima.

Sono venti e più chilometri di discesa continua e suppongo che qualcuno pregasse per me, giacchè alla Lima giunsi in perfetta conservazione delle membra, e la bicicletta, pure.

Ma se l'Abetone era occupato di villeggianti di tipo aristocratico, San Marcello, la Porretta e tutti i paeselli dell'Appennino Pistoiese erano pieni di villeggianti della media e piccola borghesia. Io non avrei mai creduto di trovare tanta brava gente in istato di riposo. «Va pur là, — dissi a me stesso, — che i poveri paria che stanno chiusi dalla mattina alle sei alla sera alle sei nelle officine di Milano, non li conoscono questi lussi! E se poi si sfogano con qualche po' di baccano, di sciopero e di proteste, che diritto hai di brontolare su la fine del mondo, o placido borghese che qui leggi a fatica il giornale nella poltrona di vimini, al fresco?»

All'albergo di San Marcello Pistoiese mi fu concesso per grazia un posticino in fondo ad una gran tavola di villeggianti, e quando tutti furono serviti, la servetta venne a servire anche me.

Avevano un gran contegno quei piccoli borghesi, quasi come gli aristocratici dell'Abetone.

Ho ancora nell'orecchio il lungo discorso che un piccolo brutto uomo, tutto ritinto e calvo, teneva con fluidissima voce toscana ad alcune signore intorno al matrimonio. Diceva spesso: — Io non lo cerco e non lo fuggo il matrimonio: io aspetto che venga da sè!

— Per piacere, — domandai alla servetta, — che cosa fa qui tutto il giorno questa gente?

— Oh, la non vede? — mi rispose lesta lesta. — Mangiano, dormono, passeggiano, passano le acque e fanno delle ciarle.

Bisogna proprio perdere ogni idealità e diventare filosofi demolitori!

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