Sarà per un'altra volta.
Guardò l'orologio. — È tardi, — disse, — e devo condurre le mie nipotine alla messa.
Era domenica: e poco dopo passò il calesse del signor conte, che conduceva le belle e buone nipotine alla parrocchia lontana.
VII. La costruzione della tavola.
Io lo so, cari bambini, quello che voi volete. Voi volete cenare all'aperto come tutti gli altri: e su la tavola volete un bel lume. Certo fa piacere in su l'ora del tramonto, quando i barchetti riposano sulla riva e le vele rance si accartocciano e dormono, fa piacere, volgendo lo sguardo all'intorno, osservare presso le casette — sparse lungo le dune — le piccole allegre mense. Dopo, si spegne la lampada del sole e si accende quella a petrolio o a gas acetilene. Poi v'è dove si balla, v'è dove, con le coperte del letto, improvvisano un teatro; e ce ne vuole, cari bambini, di consigli e di grida: «A letto, a letto, bambini!» Bisogna portarvi a letto che già siete addormentati. E dopo dieci ore di sonno profondo, voi scendete giù in cucina e trovate la tazza del latte, appena munto, e il cumulo delle fette di pane; e il mare che vi sorride nel sole e vi esorta di fare in fretta a mangiare e correre a lui: senza lavarvi, vero? perchè vi laverete nel mare. Ah, dolci cose e sempre belle e sempre nuove! Ringraziate Iddio almeno, e.... siate un pochino più buoni con me. Senza di me, il latte del buon Dio non verrebbe sino alle vostre labbra. E poi? E poi ricordatevi di questi giorni tutto sole e niente nuvole, ricordatevene per poter dire che la vita è pur bella! Ma già, o ironico destino, essa è bella quando noi non ne abbiamo conoscenza e coscienza.
Ma bando a ciò: voi dunque volete la tavola da metter fuori all'aperto. Ora conviene ordinarne una al falegname, perchè quella che è in questo minuscolo stanzino da pranzo («Dove si soffoca» voi dite. «Verissimo, oh, come bene trovate le ragioni che fanno per voi!») è di greve quercia, e a stento passerebbe per la piccola porta.
— Ci vorrebbe, — voi dite, — come hanno tanti; una semplice tavola greggia di abete, la quale poggia sopra due cavalletti.
— Egregiamente, se non che il falegname è troppo occupato per fare questo lavoro in giornata, e poi domanda di troppo: quindici lire. Il vostro desiderio, bambini miei, non vale le quindici lire. Tuttavia voglio accontentarvi — e così ho pensato: La tavola la farò io.
— Tu? — e il più piccino mi allungò il dito, e il suo sorriso esprimeva non soltanto la meraviglia, ma era atteggiato a quella espressione che fiorisce col fiorir del pensiero, cioè all'ironia.
(Anche tu, piccino, — meditai, — già pensi come la gente del volgo. Tuo padre, perchè vive sui libri, è incapace di lavori veramente utili. Ebbene, vedremo, e ti dimostrerò come chi si compiace in Platone del verbo di Socrate, impara in un attimo le cose minori della vita. Il vero sapere è essenzialmente armonia, se non che quello che ora penso non lo capirai mai, piccino.)