— Voi proprio.

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Ciò mi accadde per la prima volta — che io ricordo — di cantare lavorando. Nei miei consueti lavori, non goccia il sudore. Bensì talora altro goccia! Ma allegro canto non mai!

Questa è buona chiosa per chi deve cominciare la vita e scegliere una carriera, o bambini!

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Alla sera la tavola si reggeva alla bell'e meglio sui due cavalletti e, coperta di una tovaglia pulita, era pur bella. E una testa grigia, adorata, era presso le vostre teste bionde!

VIII. L'inno dei Lavoratori.

Non c'è dubbio; è stato il postino a spargere la voce che io sono un «signore».

Quanto dispiacere mi abbia fatto questa rinomanza, non saprei dire: non perchè non vorrei essere un signore, ma perchè non è vero, purtroppo!

Dunque, quando alcuno fra questa brava gente grida: «Guerra ai palazzi e pace alle capanne», si rivolge anche a me? A me? Ma io vi mando dal mio padrone di casa: andatelo a dire a lui! Adesso capisco perchè quei piccoli favori, quello scambio di aiuti che i poveri si fanno tra loro — e rendono così umana la vita — a me non si fanno se non dietro pagamento!