Questo vecchio, errante, mi richiama ora alla mente un altro suo fratello di vita errante e mistica. Era pur esso un vecchio, scalzo e cencioso, e lo incontrai su la via del Santuario di Caravaggio.

Portava sul capo nudo un'enorme ritorta corona di grosse spine.

A me che m'accostai per interrogarlo, mandò un grido lugubre, senza inflessione, come fanno i muti, e con le mani indicando la sua corona, spiegò: «Ma non vedi che cosa faccio? Io porto la corona delle spine per tutti voi».

*

La notte mi sono sognato quel vecchio muto che portava la corona di spine. Ma quando mi sono destato, avevo le gocce del sudor freddo giù per la fronte: «Signore, signore! l'orologio non si è fermato, non si ferma; e la morte si è avvicinata!»: l'orologio sul comodino faceva e tic-tac e tac-tic, nel buio.

Mi butto giù dal letto, spalanco la finestra: «Oh, mio Signore! che meravigliose cose!»

Il sole saliva fuori dell'amplesso del mare. Era lo spettacolo di tutte le mattine; ma quella mattina mi fece un effetto....!

Allora il mantice del petto che era chiuso respirò liberamente.

Lasciamo stare questo «mio Signore»; oramai tutti sanno che il Signore, il quale per gli idioti sta fuori di noi; per gli uomini evoluti si trasferisce dentro di noi. Ciò è molto lusinghiero: peccato che anche essendo piccoli numi, le cose rimangano quelle di prima, e noi ci sentiamo paurosamente soli lo stesso.

Sopratutto rimane la morte, e questa fa venire la pelle d'oca. Usciamo all'aperto!