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Il piccolo libretto di Myricae è nato qui, — pensai, — in questo campo del riposo senza risveglio e quelle piccole canzoni in origine non furono scritte per le dame e pei letterati, ma per consolare e placare le ombre dei cari morti. Il buon Dio Pan molto lodò quel canto, nato col sapore di questi campi vicini, dove molta storia riposa; e allora insegnò al giovane poeta il secreto dell'anima del pesco che fiorisce; della rondine che svola; della campanella che squilla sul colle selvaggio; insegnò quali suoni convengano alla luce del sole che tramonta o dell'alba che aggioga i buoi nel caldo estate. Distinse per lui l'anima del pino, dell'olivo, del cipresso. Sì, Dio Pan questo insegnò, ma non per le dame o i letterati, ma perchè celebrando la vita delle cose, della rondine, del cipresso, dell'insetto, insomma di tutti i figli della terra, più umili e negletti, potesse parere al poeta che quelli pure che stanno sotto la terra avessero intendimento, onde dicessero: «Grazie, figliuolo, grazie, fratello, della dolce canzone».

Così nacquero Myricae, olezzanti e vivi fiori, a Dio Pan carissimi. Questi fiori hanno avuto fortuna al di là di ogni aspettazione. Bisogna pur dimostrare che qualche volta c'è giustizia a questo mondo! «La fortuna, — e Dio Pan sorrideva e parlava col rombo delle melodiose cicale, festanti a coro nel grande silenzio, — la fortuna fa come il baro nel giuoco: fa vincere qualche volta, per allettare gli altri.

«Sì, sì, ebbero fortuna Myricae! Era esso un tempo un libriccino piccino, sconosciuto; conosciuto solo agli amici che sospiravano al sospiro e fremevano al pianto. Ma poi il volume diventò grande, e i bottegai che tengono nelle loro vetrine i grandi fiori di carta e di seta, furono lusingati un po' per volta di questo fiorellino vivo e vero, di questo arbusto gentile di Myricae. Ma prima non lo volevano per ferro vecchio. Oh, dopo che festa gli fecero! gli comperarono perfino una toilette di gran moda, in sullo stile antico del Cinquecento! Povere Myricae, figlie dei campi e care al Dio Pan, come si trovano però a disagio oggidì in quella acconciatura artificiosa, esse così naturali! Che vuoi? Convenne seguire la moda, figliuolo mio». Così mi parlò il Dio Pan.

— Non viene più a trovarvi, o Dio Pan, il buon poeta che cantò Myricae? — io chiesi.

«Poco, figliuolo, — rombavano le cicale in nome del Dio Pan, — poco e di rado. Che vuoi? La Fama offre oggidì grandi ricevimenti nel suo Grand Hotel; ed egli non può esimersi più dall'intervenirvi. Ella inoltre lo affatica con molte commissioni, alle quali è fatica dir sempre di no. Credi, figliuolo, — rombavano le cicale forte forte sul mezzodì, — la fama degli uomini ha i suoi inconvenienti. Pensa: Giovanni Pascoli un tempo componeva in ghirlande questi odorosi fiori di Myricae affinchè confortassero le tombe del padre e della madre; e gli amici, leggendo, esclamassero, come esclamavano in fatti: «Quanto dolore!» Questo egli cercò; non d'acquistare fama. Ma il pubblico che dà il danaro per costruire il grande Hôtel della Fama, solitamente non crede (e non ha tutti i torti!) che da terribile verità possa generarsi opera d'arte. Finzione, finzione, bella finzione, leggiadro strazio, eleganti lagrime, tale è il mestiere del poeta: e perciò solo applaude: e tu vieni allora alla ribalta, o poeta, e inchinati sorridendo, e poi il pubblico ti domanderà: «Che cosa state facendo adesso, poeta? A quando un nuovo libro che ci faccia divertire con nuove lagrime, anche più belle?»

Non è facile incontrare il gusto del pubblico, ma una volta incontrato, esso è esigente ed è d'obbligo una certa produzione regolare. Che si direbbe di una rispettabile ditta che rispondesse agli avventori suoi: «Quest'anno non abbiamo produzione»?; ma si rivolgerebbero ad altra ditta in concorrenza.

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Cantavano le cicale melodiose e Dio Pan seguitava dicendo: «Ad un altro poeta, che fu compagno e amico del Pascoli, io ho insegnato, come a lui insegnai, i segreti della terra e del cielo, del fiore e dell'errante uccellino. Questi, a differenza di quello, non diffuse il gemito della morte nelle sue canzoni, ma il voluttuoso, lieto inno d'amore. Biancofiore la bionda, ride per tutte le sue tenui carte. Ma gli uomini non l'udirono: essi non hanno distinto il canto del rosignolo.

«Di chi parlate, voi, Dio Pan?