Capii subito che il signor arciprete non mi considerava niente affatto per collega. «Allora, già che ti ho detto chi sono, voglio farti sapere che io sono convinto di essere un collega» — pensai —, e mi misi a ragionare del sacerdozio della scuola con un entusiasmo che certo non è nella mia convinzione, almeno per ciò che l'esperienza mi ha insegnato.
Il prete ascoltava e diceva: — Sì, sì, va bene! — e poi con tuono paterno, mettendomi la mano su la spalla, così spiegò il suo pensiero:
— Con tutte queste belle teorie, la conseguenza però sa quale è? Che la santa ubbidienza non c'è più! — e stringendo le labbra, girò gli occhi qua e là in cerca della Santa Ubbidienza. — Veda, — aggiunse, — altro è soccorrere il nostro simile, come ha detto Cristo, nostro Signore, e altro è montare la testa a chi l'ha già calda; son due cose diverse, mio caro; il servo vuol fare il padrone, il sottomesso vuol criticare il capo, i contadini vogliono vestire come i signori, chi ha una casa domanda un palazzo. Crede lei che il mondo possa andar bene così? Io dico di no! Badi bene, io parlo per quello che vedo qui. Può darsi che a Milano si abbiano altre viste.
E dal suono della voce si capiva chiaro questo pensiero: «E ora basta di discorsi vecchi come il cucco!»
Ed i o non ribattei: il discorso del prete era giusto, dal suo punto di vista. Vero è che quelli che la pensano in modo diametralmente opposto al suo, ragionano bene anch'essi dal loro punto di vista. Gli uni tirano a destra, gli altri a sinistra, così come fa fare il maestro di ginnastica con la corda per l'esercizio ai ragazzi. La conseguenza di questi sforzi, opposti e contrarii, è la immobilità. Il sole che sta molto in alto e può serenamente giudicare, vede che la immobilità è l'effetto del convulso agitarsi degli uomini. Ma forse, per gli uomini, come pei ragazzi, tutto si riduce ad un esercizio di ginnastica.
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Le case dei preti, specie in campagna, hanno una loro fisonomia di riposata pace e di continuo benessere. Quella del prete in discorso dominava piacevolmente il paesaggio circostante ed io ne feci grande elogio.
— Sono qui da trent'anni, — rispose, — e ho sempre goduto, grazie a Dio, buona salute. Se vuol vedere la casa di sopra, venga pure, oh venga pure! Pare più grande di quello che è. Per rimetterla un poco a nuovo bisognerebbe spenderci del denaro. Una volta, sì, era una parrocchia che rendeva; ma adesso!
Egli mi precedette: erano grandi stanze scialbe con pochi, pesanti mobili — cassapanche, canterani, tracantoni — i quali, se fossero stati smossi, avrebbero fatto piangere lacrime di polvere e di calcinaccio alle pareti: erano antichi fiori defunti, e poi mummificati davanti a teste dolci e chine di varie Madonne. Rimaneva sospeso, però, nell'aria chiusa, il melanconico odore della viola e del garofano morto. Due quadri di marina, del tempo del Seicento, rappresentavano l'alta poppa di alcuno caravelle con le vele latine tutte spiegate e turgide sul rigonfio flutto e glauco. Di fronte un bambin Gesù apriva le braccia come per dire alla mamma sua: «Lasciami andare su la bella barca; io mi annoio, mamma, nella casa del prete!»
— Oh, la bella libreria, oh, i bei libri antichi! — esclamai vedendo alcuni grandi scaffali. Mi accostai, ma una forte grata chiudeva i libri.