Disse:

— Son del defunto parroco che era un dantista. Quando morì, lasciò non so quanti chili di carta scritta, che era tutto un commento di Dante. Gli eredi, gente ignorante qui di campagna, credevano di avere il tesoro. Volevano fare una permuta con due tornature di terra! (Il prete a questo ricordo ridea pure a scosse). E ce ne volle a far capire che quella carta scritta valeva meno della carta pulita. «Ma se ci ha messo tutta la vita!» dicevano. «Ma se tutta la vita ha avuto, poveruomo, la testa per intrigo!» Me l'han cavata proprio fuori di bocca! Tuttavia, tanto hanno detto, tanto fatto, che ho comperato questa libreria.

— E il manoscritto?

— Mah! — e accennò lontano. — Avrebbe fatto meglio ad occuparsi della parrocchia, avrebbe fatto.... — concluse serio, serio.

Io fissavo fra la grata curiosamente: Un volume portava questa scritta in oro: «Dante Alighieri, Vita nova d'amore».

(Un profumo di gigli lontani, allora mi fece tremare il core, e chinai il capo).

— Bisognerebbe andare a trovar la chiave, — disse il prete, vedendomi così fermo tuttavia e immaginando il mio desiderio di esaminare quei libri.

— Per carità, non s'incomodi.

— Sì, sarà per un'altra volta.

— Vi sono libri di valore?