— Qualche stampa antica ci dev'essere, ma di argomento profano, — rispose. — Ma guarda qui! ma guarda qui, le maledette bestie! — e il prete col dito ossuto mi indicò, entro la grata, due piccole trappole dove erano alcuni topolini morti, ed uno ancor vivo che saltava.
— Muori di disperata morte! — gli gridò il prete. — Che non si possa salvar niente da queste bestie!
— Ne fan del guasto, i topi?
— Eh, altro che! un po' per volta se li mangiano tutti questi poveri libri. Bisognerebbe aver tempo per pulirli ad uno ad uno, ma chi ha tempo?
Ci movemmo ancora.
Grandi pareti scialbe — dico — su cui la pioggia, filtrando, avea disegnato strani arabeschi e continenti nuovi; e così la polvere, stratificandosi in tutta pace su le cornici e su le modanature dei mobili neri, aveva prodotto certi effetti di chiaroscuro, non privi d'arte.
— Bello, signor arciprete, — esclamai.
— Ma che bello! È tanto che ho in mente di metter via tutta questa anticaglia e comperare un po' di roba nuova!
*
Per una scaletta segreta il prete mi ricondusse ancora nella cucina, dove le due vecchie si erano rifugiate e mi volgevano le balusche pupille bianche; indi mi precedette nella tinaia.