Questa era ben lucida, ma non per effetto dell'acqua: anzi, a giudicare dal buon vino, quivi, come sul rugoso volto del sacerdote, come su quello delle due serve, come sui pavimenti, l'acqua non era passata che parsimoniosamente. In grande copia invece l'acqua doveva esser passata per l'orto; l'acqua che zampillava giovane, argentina, canora come voce di ninfa da un tubo di pozzo artesiano. Bello, dunque, l'orto e ricco di melanzane, di pomidori, di finocchi e di sedani interrati. Più bello ancora era l'apiario, dipinta a colori smaglianti: giallo, rosso, bianco; odore di miele e quasi di incenso, di basilico e di maggiorana, murmure sordo delle nere api. Ma bellissimo poi sorgeva un olmo poderoso, degno di essere consacrato ad Ercole; cui verde da un lato abbracciava una splendente edera dai vivaci corimbi; dall'altra parte cingeva, serpendo, una forte vite; e tra il fogliame e i corimbi pendevano grappoli, color d'ambra purissima.

— Io le voglio far sentire questo moscato, e mi dirà poi se è buono, — disse il prete. — Ce n'è poco più, e glielo voglio far sentire — e così dicendo tolse dalla tasca un coltellino e, allungandosi sulla già lunga persona, accuratamente recise un grappolo e me lo porse. — Siamo agli ultimi d'agosto, e senta come è matura! — sclamò con soddisfazione.

Assaggiai: l'acino grosso si spaccò, e il dolce liquore si sparse nella bocca a gran letizia e frescura delle papille gustatone, mentre il grappolo non era scarso di gioia ai nervi dell'olfatto: onde io quella ricca e dolcissima quiete contemplando, non potei vincere me stesso e sentii fiorire entro il mio cuore molte e antiche parole di poetica lode intorno all'ocio religiosorum. Ma il vecchio prete che non era amico, evidentemente, della poetica e della retorica, alle mie prime frasi enfatiche, mi guardò con strani occhi investigatori, come farebbe un medico che ascolta improvviso venir fuori il discorso di un povero svanito di mente. Compresi subito dà quello sguardo il mio errore: repressi le parole alate che volevano sgorgar fuori; ricondussi quelle che erano uscite a parlare dell'olmo stupendo, gloria di Dio.

— E di chi lo cura, — mi aggiunse, emendando, il prete, — perchè i tordi arrosto non vengono giù dal cielo. Bisogna andarli a cacciare. Del resto questo olmo si direbbe proprio un olmo magico. Perchè lei doveva venir qui, appunto a quest'ora, due sere fa a sentire. Era un passereto! Sul calar del sole le passere vi si raccoglievano a centinaia (a centinaia, dico!) e facevano a chi cantava meglio: erano tutti occhietti e testoline fuor dalle frasche: la gente si fermava a sentire fin su la strada. Allora sa che cosa ho io pensato? Ho pensato di prenderle tutte in una bella volta. Preparo ben bene le mie reti e tutto era pronto per incappellar l'olmo, quando, che è? che non è? Proprio quella sera che le aspettavo, le passere non vengono; l'albero rimane muto; nemmeno una passera è capitata.

— Il diavolo, signor arciprete! — dico io, e credetti dire bene; ma ero destinato quel giorno a non indovinarne una.

— Ma che il diavolo! Scimunito! («Scimunito» non me lo disse, ma lo si lesse chiaro nel suo volto). Il diavolo ha ben altro da fare! Un barbagianni, un gufo è stato! Ci deve essere un barbagianni, un gufo lassù! Le passere hanno sentito l'odore, capisce lei? Sono fuggite: ma chi può — e sforzava la vecchie pupille entro il fogliame — andarlo a scovare in quella selva?

O rondini, o tortore, o uccelli della Vernia, che intorno a Santo Francesco facevate nembo e festoso canto, ed egli vi chiamava sorelle e fratelli «vi lodava e vi accomiatava ai punti estremi della terra, e verso settentrione e verso ponente, e dove il sole nasce e dove muore, affinchè la vostra voce canora, gloria di Dio, diffondeste, o quanto pochi sono in terra uomini metafisici e spirituali! E Iddio ha donato a tutti una divina anima immortale?

*

Mentre a questo pensavo, suonarono molti e lieti saluti al reverendo; e insieme a quei saluti una schiera di signore entrò pel cancello, ad una, ad una.

Precedevano due vecchie dame, assai degne e composte, e dietro venivano due signorine.