Io, vedendo che il prete non pensava o non credeva conveniente presentarmi alle dame, decisi di andarmene.

A dire la verità, lì per lì mi bruciò un poco che il signor arciprete applicasse anche su me la teoria della separazione delle classi sociali. Ma poi, pensandoci meglio, «E nella vita sociale, — dissi a me stesso, — dove si insegna il dogma della fratellanza, non è lo stesso? Le classi sociali si mescolano qualche volta con le falde, o coi gomiti dei loro abiti, con certe frasi di prammatica, ma col cuore?.... E allora che vale? Meglio in tale caso essere sinceri come il prete (sempre supponendo che l'abbia fatto apposta)». Salutai dunque: il prete si levò, prendendolo pel picciuolo, il nicchio; gli occhi delle dame mi seguirono sino alla bicicletta; ma quando fui fuor del cancello, non visto, non potei a meno di fermarmi, e allora ben sentii la marchesa che diceva:

— Anche queste qui (cioè le due marchesine) adesso vorrebbero la bicicletta.

— Sì, mammina! — sospirò l'una delle signorine.

— Sì, mammina! — sospirò l'altra. — Ma noi saremo più ubbidienti di Imperia.

— Le sente, signor arciprete? le sente? Ad Imperia ho dovuto concedere, — disse la marchesa. — Essa ha trent'anni ormai.

— Donna Maria Anna, donna Adriana, sentite, — disse il prete alle giovani con la voce di chi sta per ingoiare un dolce e segreto frutto: — io voglio dare loro una bella bicicletta, una vera bicicletta....

— Sì, sì, signor arciprete.

— Quando, — proseguì egli levando la mano che benedice, — quando verranno qui a prendere il consenso. Lo sposo, ecco la bicicletta.

Fu una delusione.