E così il cagnolino, invece di andar ramingo per la sua via, si accostava sempre di più.

Aquilino avrebbe parlato così volentieri di argomenti serî; e lui invece faceva bizzarri discorsi su argomenti vuoti. — Conosci come è fatta la specialità inglese dei peeck-frean? A Napoli li fanno anche e buoni, e li chiamano tarallucci.

— Sai? Sta attento, bimbo — gli disse una volta, — non ti accostare troppo a me. Io sono una spia segreta dello czar.

E Aquilino non capì, cioè il cagnolino non si smarrì.

Ma una sera dovette capire.

Una sera che c'era la banda al mare, Aquilino era in istato di ebbrezza: profumi di tuberose e gardènie; mare azzurro; e tutte quelle testoline di à ngioli, bionde o brune! Il sole tramontando fra incredìbili fulgori estivi, aveva parlato a lui, il sole! alla sua anima giovane per misteriosi segni: «Tu sorgi alla vita, Aquilino!» Poi, dall'altra parte del cielo, era apparsa la luna, ed anch'essa gli aveva parlato, e l'anima di lui si era gonfiata e tremava come le acque inargentate del mare si gonfiano e treman d'amore verso il bel pianeta. E la banda in mezzo al gran popolo suonava, per i clarini e le trombe; ma ad Aquilino pareva una di quelle musiche eroiche che intònano agli uomini l'assalto verso non so quale sublime conquista.

Ma sopra la marmorea terrazza del casino rifulgeva come un olimpo di signore e signori.

Nessun impedimento fra quell'olimpo ed il popolo basso, fuor che una scalea. Ed Aquilino, smarrito, sentiva il bisbiglio del popolo, vedeva gli occhi delle donne, dal basso, rivolti verso lassù: «Quella è la tale; quello dicono che è il suo amante; senti quella come ride! Che brillanti! Buscherata, che brillanti! Quella è tutta dipinta. Adesso usa. Se ridessimo noi così!»

Ma quell'olimpo pareva come ignorare la esistenza di quel pavimento di popolo.

Anche Aquilino stava a guardare lassù. Egli vedeva vivi, di carne, i deliziosi suoi à ngioli. Ce ne erano tante lassù di giovinette; e avevano anche il corpo. Oh, come bello!