— Zitto! Sono il suo maggiordomo. Non ci credi? Ma tu che hai visto, bimbo? hai visto la versiera? il bau-bau?

— È quello lì — disse Aquilino con un trèmito di odio — che quando (voleva dire «mamà » ma si rattenne): che quando abbiamo fatto l'istanza al Comune per un sussidio per poter continuare il liceo, ha risposto che non c'erano fondi; ma che se anche ci fossero stati, era tempo di finirla con la poverà glia che vuol studiare.

— Sai? È un po' ancien régime....

— Lo so però io cosa mi costa l'ancien régime! Se non era, del resto, per mamà , li avrei già piantati gli studi. Noti che il sussidio c'era, e l'han dato a un altro che era della cricca, e valeva meno di me. Oh, ma verrà la rivoluzione....

Ma capì subito la sconvenienza di quella parola rivoluzione, che gli era rigurgitata dal cuore. Anche quel signore aveva un po' il profumo di ancien régime.

Ma quel signore non si scompose. — Fai, fai pure! Io come t'ho detto, sono un maggiordomo, e sai? Tutti i camerieri sono partitanti della rivoluzione.

*

Aquilino incontrò anche nei dì seguenti quel signore, e si diè ad osservarlo. Vide che, contrariamente a quella sua gaiezza, se ne stava un po' appartato dalla gente mondana, come suol fare una persona melancònica. Chi poteva essere? Certo una persona di molto riguardo, perchè altrimenti il conte Biancolini non lo avrebbe trattato così; ed anche altri signori aristocratici lo salutavano con segni di amicizia e rispetto. E quando lo vedeva ben solo, Aquilino faceva a modo del cane smarrito e senza padrone verso l'uomo che ha usato l'imprudenza di buttargli da mangiare, o gli ha fatto una carezza.

— È un poco triste, mi pare, signore! — diceva accostandosi — Che ha?

— No caro, triste; sto rosicchiando dei peeck-frean. Ne vuoi? — E gliene dava.