Aquilino era oramai entrato in quella beata costellazione dello zodìaco della sua esistenza, in cui davanti agli occhi meravigliati appaiono figure con l'aurèola d'oro in testa, come gli à ngioli che i pittori di una volta dipingevano. Erano teste chiomate di giovanette. Oh, quante! Oh, come belle! Con gli occhioni pietosi o sorridenti su di lui. Oh, come pure! perchè, dopo la testa chiomata, non appariva allora che un manto che ventilava, come appunto negli à ngioli degli antichi pittori. Spesso la stanza era piena di queste testoline.
Provava una dolcezza di sogno; e tutt'al più â ogni tanto â qualche fremito strano nelle maschili membra; del quale fremito non trovava allora la relazione con tutti quegli à ngioli così puri; e insieme col fremito, una gran distrazione. E bisognava proprio che fosse un bravo figliuolo per non abbandonare interamente i suoi libri di latino, di greco, di matematica, che erano proprio niente in confronto degli à ngioli.
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Aquilino uscì, dunque, di casa e non ebbe molto a girare che trovò quel signore, sotto il tendone del caffè dei signori, che sorbiva una granita. Gli stette un po' davanti, ma non osava accostarsi. Lo riconobbe lui: â Sei tu quel signorino â gli disse â che faceva, ier sera, all'amore con la cocòmera?
Ad Aquilino pareva di dover dire tante parole di riconoscenza; e invece rimase lì un po' oca mùtola. Il cuore lo spingeva bensì verso colui, ma ora la luce del giorno metteva in rilievo troppa differenza fra quel signore e lui. Non che quel signore vestisse con sfarzo, anzi vestiva un semplice à bito grigio scuro: ma c'era un non so che di troppo fine; come di vellutato, di profumato, che formava una gran distanza fra loro due.
â Prendi, bimbo, un rinfrescativo per bocca? â gli bisbigliò. E ordinò una granita.
Proprio in quel momento transitava lì, davanti al caffè, il vecchio conte Biancolini, uno dei maggiorenti più autoritarî della città . Il quale conte certamente, in mezzo alla gran barba grigia, aveva una bocca: ma Aquilino mai la aveva veduta aperta al sorriso.
Ebbene, in quel mattino, ne vide la bocca sorridente e ne udì anche la voce, perchè quel personaggio così autorevole, appena ebbe veduto l'amico di Aquilino, sorrise; e insieme sventolò la destra in atto di saluto e con voce del tutto amichevole, lasciò cadere queste parole: â Buon giorno, buon giorno, caro Còsimo. â E passò oltre.
â Lei è amico di quello lì? â domandò Aquilino.