â E un'altra volta non più lesso a tavola â ordinò donna Bà rbera.
â Sissignora, signora marchesa â rispose il domestico.
â Farete il lesso quando lo voglio io! â tuonò come una bombarda il marchese Ippolito, verso il servo; e poi rivolto alla moglie:
â E voi â disse â rispettate almeno il lesso, signora, chè vostro padre, in fondo, poi, ha fatto i milioni avvelenando mezzo esercito con le sue scatole di carne in conserva!
La marchesa ascoltò, non si mosse, sfoderò due occhi da basilisco che Aquilino non aveva mai veduto. Disse con una secchezza atroce: â Fareste meglio a starvene tutto l'anno fra i villani o a non uscire dal sudiciume del vostro studio.
Il marchese ascoltò come està tico, parve mandar giù in gola qualche cosa che gli veniva su; e non replicò.
Successe un gran silenzio, ed Aquilino, si vide solo a tavola, col cameriere idiota che con lo spazzettone liberava automaticamente la tovaglia dagli abominevoli avanzi del santo pane.
Capitolo XV.
Nella comica torre di Albraccà .
â Caro maestro â disse il marchese incontrando Aquilino, â l'altra sera a tavola mi sono lasciato trasportare. Ma sarei dispiacente che voi aveste frainteso. Venìtemi a trovare nel mio studio. Voi ci potete venire in due modi: palam vel clam: ma se ci venite clam, sarà meglio. Sono ottantasette scalini, di cui ventinove appartengono ad una scala a chiocciola.