— La marchesa ha detto che badassi alla mia testa, perchè la mia è già spezzata. La mia! Credete, credete, quella inglese ha stregato mia moglie! E quest'altro infernale libro del Nietzsche, Jenseits von Gut und Böse, al di là del bene e del male, cioè un libro esotèrico, che io, voi forse, con molti «forse», potete leggere, può essere dato in pasto al cervello frullino di una donna? E questa putrefazione elegante Demi-Vierges? pensate maestro mezze vergini! il solo titolo è l'infamia della minotaura! E costei è la educatrice di mio figlio.

Aquilino si ricordò allora di quella espressione del poeta Emme, che miss Edith era una deflorata a tutti gli spigoli della intellettualità .

Imagini di voluttà e di colpa si svolgevano da quei titoli dei libri nella mente del giovane, senza il concorso della sua volontà .

Vedeva miss Edith, la bionda; vedeva anche donna BÃ rbera, la bruna.

Le carni di lui avevano brìvidi e fiamme.

E dopo alquanto silenzio Don Ippolito proseguì:

— Io, a detta della marchesa, sono l'uomo che sogna. Ma vi giuro, maestro, che io avrei tutta la straordinaria energia di Ercole per purgare queste stalle di putredine. Ma poi penso: a che vale? Se è destino che mio figlio debba vivere in un mondo avvelenato, forse è bene che cominci da piccino la cura del veleno. Miss Edith, avete ragione, maestro, è un'ottima, igienica istitutrice. Conservatene ottima opinione. Ma se un figlio, oltre che figlio delle vostre carni, non sarà anche il figlio della vostra anima, perchè procreare?

Aquilino udiva queste parole, stando col capo in giù. Non rispondeva perchè vedeva quelle imagini voluttuose e non poteva dire ciò che sentiva.

Poi sentiva la sua giovinezza trascinata verso alcunchè di indomabile.

Egli aveva, nella sua adolescenza, sognato gli angioli della pietosa testa chiomata, con solo un manto, cui le ali ventilavano.