Non poche volte la madre aveva veduto il figlio tornare. Ora egli aveva tutti assai belli abiti nella sua valigia; biancheria fina, scarpe con la mascherina di camoscio; e quando passava, lui e ogni sua cosa sapeva di buon profumo.

O Natale con la prima neve, o Pasqua con le prime viole, trascorsa ancora con mamà nella povera casetta!

Veramente lo meravigliava sentire la mamma dirgli, come una volta: «Aquilino, lèvami un secchio d'acqua dal pozzo» o dire: «Aquilino, va dal macellaio e prendi una libbra di carne;» e più lo meravigliava vedere le sue mani attingere l'acqua dal pozzo. Ed al mattino udiva ancora con istupore la voce della mamma, forte: «Vengo, vengo!» e poi la sentiva giù, su la porta della casetta, contrattare dimesticamente la bella verdura e il bianco latte, così come una volta. Però, se non fosse stato per rivedere mamà , non sarebbe tornato al suo paese; e sapeva che la gente diceva di lui: «Il figlio della vedova potrebbe darsi meno arie, perchè si sa che egli è a servire».

*

Ma una volta il figlio era improvvisamente tornato alla sua casa: la mamma era improvvisamente caduta inferma, e gli occhi della madre non lo videro, che come ombra. La mano di lei però stette nelle sue mani, accanto al letto, per tutta la notte. Ma anche la mano un poco per volta si era spenta, come si era spenta la voce, come si era spenta la pupilla.

In quelle due stanzette dove Aquilino aveva sognato una continuazione di vita senza mutamento, era arrivata l'Ora che non è attesa e pur deve arrivare! ed allora Aquilino meravigliò vedendo che l'orologio di mamà morta continuava pur la sua continuazione del tempo, e la Madonna — lì sul comò — non si era mossa.

E per tutto quel giorno che la mamma morta giacque nel suo letto, egli guardò attorno quella camera che ora gli pareva strana e nuova. Pure avrebbe voluto conservarla intatta così come era, quella camera; e non per breve tempo, ma per molto, ma per un tempo senza limite.

«Dei figli — meditava con la testa fra le mani — che avessero questa religione di conservare, e poi dei figli dei figli....»

Perchè la religione è la vittoria contro la morte.

Ma poi — dopo assai tempo — si tolse da quella meditazione, e gli insorse un furore di tutto distruggere in quella camera. E pareva empietà .