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E volle che la bara fosse grande, più grande, assai grande! e dentro tutto depose: i pannilini antichi di lei, con la sua cifra; alcuni merletti che le mani di lei, giovanetta, lavorà rono; e i santi tutti, e Cristo; e i ritratti tutti; del babbo, di una sorellina adorata che era morta, e i balocchi di lei, che la mamma serbava come sacri (e nessun occhio profano aveva più veduti dopo che la bimbetta era morta, in quella campagna). «Lì, lì, sul tuo cuore, nel tuo cuore!» â diceva Aquilino â, ed i ferri della calza incominciata, e la sua piccola lampada, e il cuscinetto antico di raso verde, che odorava di verbena antica. E la Madonna, non ci stava! «Poter spezzar la Madonna! Oh, famiglia, famiglia, famiglia morta!»
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E allora vennero i vicini, che avevano udito grandi urli e pianti.
Ed alcuni dicevano che non piangesse; ed altri invece dicevano che piangesse, perchè il pianto lo avrebbe liberato dal dolore.
Si acquetò alfine.
Ora contemplava la madre dormente nel feretro, con istupore.
Un sentimento nuovo e strano veniva ora sorgendo entro di lui. E non lo distingueva da prima se non come alcunchè di mostruoso. Alfine distinse: «Ora che mamà è morta, io sono libero!» Un senso di liberazione: una visione lucida, rettilinea della restante sua vita. «Tutto è stato sepolto: dunque io sono libero. Se a me piacerà , io sarò libero sino al delitto. Chi mi sarà giudice?»
E il petto gli si sollevò.
E quando vennero, poi, gli uomini della morte, meravigliarono del grande peso del feretro.