«Aquilino â diceva la zietta â stanotte non ho potuto dormire. Son sola sola! Loro m'han detto che adesso i tempi sono difficili per le ipoteche, e che se voglio vivere più sicura, dovrei far vitalizio. Faccio bene? faccio male a far vitalizio? Aquilino! M'han detto che a quelli che fan vitalizio, dà nno poi l'acquetta per farli morir prima. Oh, Aquilino, aiutami tu!»
E a quella parola morire, alla povera zietta si era deformata la bocca in giù per la paura.
E Aquilino allora si era fatto forza: aveva imposto, sopra la sua giovinezza, l'armatura del dovere, ed era andato lui nello studio di quelli uomini neri, e come uomo aveva osato parlare. «Poverino! â gli avevan detto â ma che ne capite voi di ipoteche?» E lui dicendo che voleva i soldi, gli avevano detto che lui voleva i soldi della zietta per farne bisbòccia, e che essi pagavano chi dovevano pagare, e che le sue erano tutte esaltazioni di una testa calda.
Era uscito da quello studio con le fiamme sul volto e aveva sùbito pensato di rivolgersi alla legge. Ma dove, ma come si prende la legge? La legge era tutta in mano degli uomini neri, in quella sua città ! E dopo, gli venne una rabbia contro la legge, e contro i Romani che, per quanto ne sapeva, avevano creato essi le leggi. Ed essere stato trattato così da poverino, da ragazzo, lui, che nei libri si trovava in rapporti di intimità con tanti uomini grandi! Gli venne una bile che stava per scaraventare a terra i suoi libri latini.
Finalmente andò a sfogarsi con mamà . Nella camera dove mamà lavorava, c'era entro una cornice vecchia di legno, dal contorno barocco, quell'imagine di una Madonna, con un profilo bianco, sur un fondo scuro, inclìne e dolce sul pargoletto lattante. Mamà ci teneva acceso davanti il lumino col miglior olio d'oliva, e alcuni fiori ed erbe odorose.
Aquilino andava su e giù per la stanza e raccontava le nequizie degli uomini neri.
â E lasciali fare â disse lei senza commuoversi troppo.
â Ma è un'iniquità !
â E se è un'iniquità ? Saran loro che dovran render conto; non tu.
«Già a quella lì! â borbottava Aquilino â Alla Madonna col pupo renderan conto! Eh, povera mamma! Sai quanto faresti meglio a condir di più la minestra con quell'olio.» â E appunto perchè gli voglio far render conto, â disse forte â ; perchè, dopo tutto, quei quattro soldi della zia dovrebbero venire a me....