— Venga avanti! — Era la consueta voce. Ma come aprì l'uscio, agli occhi di Aquilino, ritto su la soglia, si discoprì donna Bà rbera.

Ella si stava, come stanca, seduta sopra un divano; perfidamente vestita. Una lama infocata penetrò nelle carni del giovine, e le pupille videro sangue.

E con voce indolente ella disse: — Bobby si è lamentato del greco. Io lo rimanderei, caro professore. Non le pare che sia da rimandare?

Ed allora soltanto sorrise; ma le pupille di lei non ridevano. Tenebrose pupille! Parlava dello studio del greco.

Ella procedeva lentamente, con quel sorriso e con quelle parole, dondolando — un fremito? — come la testa fascinatrice della serpe.

Un'oscura nube ottenebrò l'uomo.

Egli aperse la palma della mano, e la posò con rabbia su la spalla di lei, sì che la abbattè con violenza.

Capitolo XX.
Italia Italia, o tu cui feo la sorte....

Aquilino fu preso da delizioso stupore quando — da quel giorno — gli si rivelò la esistenza di una terza donna Barberina, ma cara, soave, arrendevole. E considerando che quella docile e appassionata donna era proprio lei, la tremenda marchesa, non poteva sottrarsi all'ebbrezza dell'orgoglio. Forse la aveva plasmata così lui, con quel gesto della sua mano brutale. Ed oltre all'orgoglio, anche il piacere! Perchè se quello non era proprio il sognato amore con gli angioli, era pur sempre un delizioso amore.