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Tornò all'albergo ove era alloggiata donna Barberina, e le raccontò della visita e delle parole del conte che la vita è una grande amarezza.

E lei carezzevolmente gli rispondeva che la vita è invece una grande dolcezza, e perchè è fuggevole, più è bella; ed altre cose assennate gli diceva, come donna che ella era di molte cose intendente; ma l'ombra di quelle parole del conte che la vita è una grande amarezza, non pareva ad Aquilino che ella intendesse o mai avesse potuto intendere.

— Ma no, Aquilino — ella diceva con convincimento profondo, — la vita è bella, e la morte è la condizione, anzi, di questa bellezza.

Era ben pagana donna Barberina, anche se del greco non ne voleva sapere!

Il giovane, invece, non riusciva a liberarsi da una apprensione di peccato sotto l'amore, specie in quell'ora, in quella città , chè se non ci fossero stati i muri e le case interposte, si sarebbe potuto vedere dall'albergo il conte Cosimo sul suo capezzale.

E voleva non dire, non rivelare a donna Barberina questo suo pensiero e questa sua visione. Ma non ne potè più, e glie lo disse.

Ella ascoltò, sorrise. Disse: — È un effetto della tua educazione da bambino. Tua madre, così religiosa, quei santi, quella chiesa....

— Ma io non andavo in chiesa....